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A Reggio Emilia la ruspa della Lega resta ferma: «Sono troppo impegnato»

di Evaristo Sparvieri
A Reggio Emilia la ruspa della Lega resta ferma: «Sono troppo impegnato»

Dopo il post su Facebook, abbiamo invitato il leghista Matteo Melato a visitare un campo nomadi. Ma lui ci ha risposto: «Nessuna scusa, ma non ho tempo. Quell’immagine? È solo una metafora»

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REGGIO EMILIA. Né ieri, né oggi, né domani. E nemmeno dopodomani. Impegni di lavoro, fino alle 18. Poi impegni personali «irrinunciabili». E infine le ferie in Spagna, «ma non dove è andata Aquarius». Le ruspe – quelle vere – possono aspettare. Per Matteo Melato, responsabile sicurezza e immigrazione della Lega, per ora le ruspe restano virtuali. O meglio, spiega, «una metafora».

È lui l’autore di un post su Facebook – uno dei tanti, in verità – al quale allega l’immagine di una ruspa con la scritta “L’unico strumento... per censire i campi rom!”. È per questo che la Gazzetta lo ha contattato, proponendogli di andare a visitare insieme uno dei campi nomadi reggiani. Ieri, oggi o domani.

In qualunque giorno e a qualunque ora sia disponibile. Niente da fare. Nessuna provocazione da parte nostra, solo un invito che nasce da qualche semplice domanda: saprà davvero di cosa sta parlando? O è solo propaganda social? E poi: è mai stato in campo nomadi?

«No, non ci sono mai stato», ammette Melato, che però rilascia una dichiarazione: «Tutti i campi rom devono essere nella legalità e rispettare la legge. Tutti i campi abusivi sono illegali. E quindi devono essere abbattuti perché non in linea con le normali norme di convivenza civile. Il censimento ai rom lo ha già fatto anche la Regione». Comodo così...

La Regione in realtà monitora in forma anonima i campi per progetti di inclusione...

«Resta il fatto che la parola censimento è usata anche dall’Istat per raccogliere i dati degli italiani. Perché non usarli per intervenire nelle sacche di illegalità?».

Anche l’Istat li usa in forma anonima...

«Ma parte da un censimento anagrafico. Non c’è nulla di razziale, solo rispetto della legge. È quello che dice anche Salvini...».

Salvini nei campi nomadi c’è stato. Ed è stato anche contestato. Lei c’è mai andato?

«Salvini è andato come europarlamentare. Io sono un semplice cittadino».

O un leone da tastiera?

«Non sono mica un coniglio. Lavoro e non mi sto inventando scuse. Non sono neanche un leone da tastiera. Siamo sempre in piazza, facciamo le passeggiate in via Turri per la sicurezza. So quello che succede perché leggo le notizie a livello nazionale».

Quindi sa che i nomadi hanno una cultura antichissima?

«Nomadi o stanziali? Dico solo che quando c’è stanzialità, è corretto che, come per ogni cittadino normale, si controllino ad esempio le utenze. Se si vogliono sentire alla pari dei cittadini italiani, non si possono fare distinzioni fra cittadini di serie A e di serie B. E poi non è accettabile che ci siano bambini che non vanno a scuola e vivono in situazioni di disagio».

È qualcosa di diverso dalla ruspa e dall’immagine che ha postato. Quella richiama pulizia etnica e fa di tutta l’erba un fascio. Per dire...

«Ma il fatto della ruspa è utilizzato da Salvini come messaggio politico metaforico».

Ovvero?

«È una metafora di rottura rispetto al passato, rappresenta metodi più decisi nel rispetto delle leggi e della legalità. Nessuno parla di pulizia etnica». Almeno per ora, verrebbe da dire. C’è da credergli? Chissà...
 

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