«Bianchini non c’entra nulla con la mafia»
Il difensore: «Accuse infamanti, non ha consentito al clan di entrare nella ricostruzione post sisma»
REGGIO EMILIA. «Mere suggestioni, deficit di tipicità, gravi paradossi, affermazioni gratuitamente offensive...». Il prof Giulio Garuti, uno dei due avvocati difensori di Augusto Bianchini e dei suoi famigliari imputati ad Aemilia, ha tenuto ieri su questi binari una lunga e puntigliosa arringa per provare a smontare punto sui punto le accuse alla famiglia di San Felice. Accuse che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa ai reati ambientali, in un ventaglio di reati che ad avviso della Direzione Distrettuale Antimafia valgono 50 anni di carcere per l’imprenditore, la moglie Bruna Braga e i tre figli. La centralità dei Bianchini nello stile emiliano delle infiltrazioni di ’ndrangheta è resa plasticamente evidente dalle due giornate di arringhe riservate alla difesa. Garuti ieri si è dedicato tra l’altro alle accuse di concorso esterno, estorsione, fittizie assunzioni. Domani l’altro difensore, avvocato Simone Bonfante, si occuperà del tema rifiuti (l’amianto...) e dell’abuso d’ufficio. In più, il collegio difensivo depositerà una lunga memoria difensiva, alla quale l’accusa, che ieri era presente con il Pm Mescolini e i due carabinieri modenesi che hanno condotto le indagini (i marescialli D’Agostino e Costantino), ha già fatto sapere seguirà una nuova memoria d’accusa. Perché, è parso evidente che il pm ha intenzione di ribattere, con spunti di prova di tutt’altro tenore. E così, in un’aula semivuota, hanno voluto assistere alla appassionata difesa di Garuti i legali delle parti civili interessate, ovvero l’avvocato Canuri per conto di Ricommerciamo (il centro commerciale di San Felice “contaminato” dall’amianto) e l’avvocato De Biase, per conto dei Comuni della Bassa. Più dietro, unico modenese presente - come al solito - il presidente del consiglio comunale di Finale, Maurizio Boetti, con la fascia tricolore. Sul “fronte opposto”, Augusto Bianchini che domenica in piazza a San Felice, circondato da alcuni degli amici di sempre, era apparso più sereno, ha assistito in rispettoso silenzio all’udienza, dietro al suo avvocato, accanto alla moglie Bruna. Perché «questo è il processo dei Bianchini - ha esordito Garuti - Se il pm ha dedicato tre ore della sua requisitoria ai Bianchini un motivo ci sarà, ovvero che l’accusa non è così chiara, così scontata, ma ci sono molti punti oscuri, veri e propri buchi neri».
Per Garuti nelle loro arringhe anche le parti civili hanno «offeso Bianchini». Ma lui è stato lì ad incassare e ad ascoltare, cosa che ha fatto dal primo giorno di udienza. Bianchini ascolta il suo processo: è rassegnato ma con la voglia di raccontare le sue verità». Un processo che è un «processo alla famiglia Bianchini, alla loro stesse vite, alla storia dei Bianchini». Alla storia della Bassa, che per loro dopo quel 28 gennaio ha «cancellato il benessere, oggi c’è la malattia di cui soffre Augusto, la difficoltà a tirare avanti». E i tre figli che «sono entrati nel processo ingiustamente. Lo dimostreremo».
Per Garuti l’imputazione ai Bianchini si è rivelata da subito «fluida e sfuggente», mentre doveva essere solida». Tanto che alcuni reati “fine” (che cioè dimostrerebbero l’aiuto di Bianchini al sodalizio criminale) «non gli vengono contestati, ma si pretende che rientrino nel capo di imputazione del concorso all’associazione, con cui non c'è nessun collegamento». È il caso, evidenzia ancora Garuti, «delle false fatturazioni del periodo 2007-2008, per cui il Gip di Modena ha chiesto l’archiviazione». Il prof ha ammesso che Bianchini non è uno stinco di santo un «furbacchione» «col pelo sullo stomaco», anche un «superficiale». «Ma con la mafia non c’entra nulla, e non ha consentito alla mafia di entrare nella ricostruzione post sisma. È questa l’accusa più infamante - ha detto l’avvocato alla Corte - ma sono sicuro che non vi farete investire dalla complessità delle posizioni e andrete nel particolare». Insomma: Bianchini non aveva affatto la consapevolezza di procurare a se stesso e ad un’associazione mafiosa dei vantaggi, mettendosi a disposizione di quella associazione. E i pentiti che accusano Bianchini sono solo «personaggi in cerca di uno sconto di pena», ha incalzato rileggendo intercettazioni telefoniche ed ambientali, i documenti e le testimonianze in chiave opposta all’accusa. Garuti parla poi dei figli più giovani di Augusto: «Viene contestata anche a loro l’aggravante dell’articolo 7. Situazione illogica, da tempo la collaborazione con Bolognino era conclusa». (ha collaborato Valentina Corsini).
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