«Il detenuto che inneggia all’Isis sconti la sua pena in Tunisia»
Salvini sul caso del tunisino che a Reggio ha incendiato la cella costringendo a evacuare una sezione Il numero del Viminale linka la Gazzetta e scrive: «È un delinquente, sentirò il ministro della Giustizia»
REGGIO EMILIA. «A Reggio Emilia un tunisino pluripregiudicato picchia un detenuto, provoca un incendio in carcere e minaccia con una lametta gli agenti, inneggiando all’Isis!». Comincia così un post, pubblicato ieri mattina su Facebook e Twitter, con il quale il ministro dell’Interno e segretario federale della Lega, Matteo Salvini, commenta l’episodio recentemente accaduto nel carcere della Pulce. Al suo post, Salvini ha linkato un articolo dell’edizione online della Gazzetta di Reggio.
L’episodio al quale si riferisce il ministro dell’Interno si è verificato qualche giorno fa all’interno dell’istituto penitenziario di via Settembrini, dove un detenuto tunisino di 31 anni ha prima picchiato un suo connazionale e poi, una volta riportato in cella, ha appiccato un incendio, minacciando gli agenti con una lametta e inneggiando allo Stato Islamico.
A causa dell’incendio, gli agenti di polizia penitenziaria sono stati costretti a sgomberare l’intera sezione del carcere, invasa dal fumo, mettendo in salvo i 48 detenuti reclusi in quell’area. Il Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria, ha poi lanciato l’allarme sulla carenza d’organico. «Serve più personale», ha dichiarato il segretario provinciale, Michele Malorni, in riferimento alla necessità di un aumento del personale per far fronte alle esigenze e alle difficoltà della casa circondariale reggiana: sui 240 agenti previsti, sono solo 182 quelli assegnati al carcere della Pulce, fra i quali 25 distaccati in altre sedi. Numeri che indicano una carenza d’organico di 82 agenti. Un appello che, stando a quanto pubblicato ieri da Salvini, non sembra essere stato ancora raccolto dal numero uno del Viminale, che tuttavia promette: «Sentirò anche il ministro della Giustizia e lavorerò affinché questo delinquente, anziché essere mantenuto in carcere dagli italiani, sconti la sua pena in Tunisia. Volere è potere». È il secondo grave episodio che si registra nel carcere di via Settembrini nel giro di pochi giorni. Venerdì 8 giugno, il commissario capo della Pulce, Mauro Pellegrino, insieme a tre agenti è finito al pronto soccorso dopo essere stato gettato a terra e colpito a pugni in faccia da un 35enne detenuto di origine marocchina, considerato a rischio radicalizzazione. L’episodio è avvenuto nella sezione Antares, quella riservata ai detenuti comuni, nella quale il 35enne era stato assegnato dopo essere stato trasferito dal carcere di Piacenza, dove aveva già assalito un agente. Da qui il trasferimento a Reggio, dove per due mesi il detenuto si è comportato in maniera corretta prima di dare segnali di insofferenza tali da convincere il commissario capo a fargli visita per un colloquio. Ed è proprio durante il colloquio che è avvenuta l’improvvisa aggressione, a causa della quale il comandante Pellegrino ha riportato contusioni e una lesione al sopracciglio. Feriti anche un sovrintendente, un agente scelto e un assistente capo intervenuti a sostegno del comandante.
Sabato scorso, invece, l’incendio appiccato dal detenuto tunisino, finito all’attenzione del ministro dell’Interno, attivissimo sui social sin dal giorno della nomina: un post che in poche ore ha ottenuto oltre ventimila like su Facebook e centinaia di commenti su Twitter. Nei giorni scorsi, attraverso l’annuncio di un’interrogazione parlamentare a firma della deputata parmigiana del Carroccio, Laura Cavandoli, era stata posta all’attenzione del ministro leghista anche la vicenda del pestaggio di Paolo Signifredi, ritenuto il «commercialista» del boss di ’ndrangheta, Nicolino Grande Aracri, testimone chiave e collaboratore di giustizia nel processo Aemilia.
In Sala Tricolore, invece, nella seduta di lunedì 11, il consiglio comunale ha dato il via libera a un ordine del giorno sul caso Aquarius, condannando l’azione e le parole di Salvini, contestando in particolare lo slogan “chiudiamo i porti”: una proposta targata Pd, Mdp e Si, approvata con il voto contrario del gruppo M5s, di Forza Italia e di Roberta Rigon (Gruppo Misto), mentre Cinzia Rubertelli (Grande Reggio) al momento del voto ha ritirato la scheda.
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