Costa (Pd) il segretario muto
Nota del direttore della Gazzetta di Reggio sul sonoro silenzio del rappresentante dei democratici reggiani
Nella quotidiana baraonda politica, anche locale, c’è una voce che manca all’appello. Quella del segretario provinciale del Pd il quale, nonostante l’urto delle elezioni del 4 marzo e le previsioni nere per comunali, regionali, europee dell’anno che verrà, è comunque ancora il primissimo partito in quel di Reggio. Andrea Costa tace. Governa la sua Luzzara, è mobilitato per FestaReggio delocalizzata alle Fiere, ma non favella sulla strategica esasperazione leghista. Sul proselitismo salviniano che sta avendo la meglio sull’antipolitica pentastellata.
Il Pd reggiano s’è spento.
Sia chiaro. Non stiamo soffrendo d’astinenza costiana, e questo non è neanche un appello affinché s’esprima il segretario in una delle province d’Italia a più alto dosaggio progressista. Il mutismo di Costa è una notizia, ed è assai sonoro in un momento nel quale il Pd è sotto attacco e naviga in un mare incognito.
Un poco d’esperienza l’abbiamo. Costa ci ha abituati ai suoi silenzi, alle sue sospensioni che avevano un senso quando il suo partito andava in sofferenza fra Bersani e Renzi, soffriva l’ennesima scissione suicidiaria a sinistra, pativa il dualismo fra Orlando e Renzi. Essendo Costa il segretario di tutti – gli diamo soddisfazione – non voleva scontentare nessuno, neanche se stesso. Allora non si posizionava, s’acquattava, attendeva.
È una tattica archeologica, risalente al potente ed egemone Pci. L’abitudine è inossidabile: quando il partitone andava in difficoltà non si esprimeva, non replicava, non partecipava al dibattito sui giornali perché esso aveva i suoi “organi”. Deteneva il potere di tacere, anche di non rispondere ai fatti. Sia al tempo della passione per i colbacchi sia in quello recentissimo e chiacchierino delle camicie bianche slim fit. La silenziatura è un po’ quella che perpetuano i politici contemporanei, adoratori di Facebook e di Twitter perché nello scatolino cosmico del loro cellulare non hanno contraddittorio e non si ritrovano fra i piedi degli intervistatori petulanti. Quando un partito è dominante diventa pure sdegnoso.
Ma adesso che gli intrighi di palazzo sono finiti e il partito è sbriciolato semimorto, sarebbe doveroso che Costa decidesse di correre nel reparto rianimazione, rappresentare i democratici, coordinare la controffensiva, replicare, dare la linea. Almeno sulle risposte d’emergenza, genetiche (facili per sinistra e centrosinistra), ad esempio sul censimento dei nomadi, le ruspe, sul blocco dei porti, la legittima difesa comunque, la chiusura della cartelle Equitalia sotto i 100mila euro… Questa nota non è successiva a Costa che si è negato, a Costa che rinvia, a Costa che non si fa trovare. La verità è che Costa non l’abbiamo nemmeno cercato.
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