«L’intolleranza spacciata per buonsenso»
Il vicesindaco Sassi: «Come si permette il ministro Salvini? A Reggio pochissimi rom, quasi tutti sinti»
REGGIO EMILIA. «Come si permette un ministro di dire che bisogna schedare i rom? Cosa possiamo fare contro il vento di insofferenza, che viene spacciata per buonsenso? A mio avviso occorre essere intransigenti verso qualsiasi forma di intolleranza». Così il vicesindaco Matteo Sassi, a margine dell’inaugurazione del Centro di coordinamento dell’Ovile, è entrato a gamba tesa nel dibattito più caldo del momento. Un taglio del nastro che è coinciso, non a caso, con la Giornata mondiale del rifugiato, proprio mentre Matteo Salvini incita a respingere barconi e a eseguire censimenti dei rom che, fa sapere il vicesindaco, storicamente a Reggio sono pochissimi: «Sono quasi tutti sinti italiani».
Sassi non si è lasciato sfuggire l’occasione – e il contesto che cadeva a puntino, attorniato da un colorato pubblico di famiglie e bambini soprattutto africani – per sottolineare la specificità di Reggio: «Nella nostra città il 70% dei nuovi nati è straniero, pur essendo venuto alla luce qui, perché nessuno finora ha avuto il coraggio di emanare la legge».
Ed è intervenuto su quello che ha definito «un clima, un mood, una sottocultura», insomma un’aria che tira in direzione contraria rispetto all’accoglienza che l’amministrazione reggiana di sinistra ha sempre messo in campo.
Un discorso, quello del vicesindaco, che è partito dalla realtà locale per lanciare uno sguardo ai massimi sistemi, tra polemiche italiche ed europee.
«Non credo che in Italia sussista il rischio di un ritorno al fascismo – ha esordito Sassi – Ma è concreto il rischio che l’intolleranza diventi una “opinione”, degna come tutte le altre. Da questa fase la democrazia italiana ne uscirà mutata nella sostanza, se non nella forma; e questo è un pericolo che non possiamo correre».
«Questi sono tempi di sdoganamento e di cattivi valori – ha concluso Sassi – Eppure, al di là degli orientamenti politici, non credo che gli italiani abbiano dimenticato la solidarietà. Non credo che la pensino così». (am.p.)
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