La coop L’Ovile trova casa nello stabile dell’ex Ifoa
Il centro di coordinamento inaugurato ieri in via Guittone d’Arezzo con una festa La cordata traccia il bilancio dei primi dieci mesi di gestione dei 411 migranti
REGGIO EMILIA. Ben 411 richiedenti asilo, alloggiati in 75 appartamenti sparsi per la provincia, secondo la modalità della accoglienza diffusa (leggi micro comunità), seguiti da nove coordinatori e una media di 39 operatori sociali, che hanno organizzato 4mila ore di corsi di italiano e 150 tirocini (rimborsati a 130 aziende reggiane). Sono alcuni dei numeri dei primi dieci mesi di gestione dei migranti resi noti dall’Ovile ieri, nell’occasione festosa dell’inaugurazione del centro di coordinamento della Rti (Rete temporanea di impresa), formata dalle coop bianche L’Ovile (capofila), Madre Teresa, La Vigna e Coress-Il Piccolo Principe.
LE PRESENZE. Com’è noto, la Rti dell’Ovile si è aggiudicata nel maggio 2017 il secondo bando indetto dalla prefettura per l’affidamento ai privati del primo percorso di accoglienza dei richiedenti asilo. Se è vero che questi ultimi sono diminuiti per effetto del decreto Minniti (nel Reggiano erano 1.900 l’anno scorso, oggi sono 1.600), il “grosso” dei migranti resta in capo alla cordata della Dimora di Abramo. I 411 richiedenti asilo seguiti dall’Ovile sono così suddivisi: 160 migranti in città; 73 nel distretto di Correggio, 71 nel distretto di Guastalla; 39 in Val d’Enza; 26 tra Baiso, Castellarano e Scandiano; 23 tra Casina, Castelnovo Monti e Ventasso; 12 a Castelnovo Sotto (Unione Terre di Mezzo) e 7 a Quattro Castella (Colline Matildiche).
Nei Comuni mancanti è presente la Dimora, visto che al momento in provincia sono solo due i territori privi di richiedenti asilo: Vetto e Toano. La distribuzione “pesa” di più nella Bassa e poco in Appennino per ovvi motivi logistici, mentre salta all’occhio la penuria di presenze nelle ceramiche, dove il mercato degli affitti è fiorente e quindi le coop faticano a trovare alloggi.
COME SONO SPESI I SOLDI. La priorità, ha spiegato L’Ovile, è insegnare la nostra lingua, supportare le pratiche burocratiche, avviare al lavoro. Ecco quindi che in dieci mesi la Rti ha sostenuto spese per l’insegnamento dell’italiano (4mila ore, costo 131mila euro); consulenza legale (3.329 ore, 58mila euro); salute e sanità (58mila euro), anche se la voce più pesante resta quella del personale (741mila euro). I tirocinii lavorativi (costo 277mila euro) sono incentivati con un rimborso alle ditte e spesso sfociano in contratti; ad integrazione, i percorsi di inclusione socio-occupazionale (corsi di cucina, di cucito, falegnameria, disegno ecc) sono stati 850.
LA NUOVA SEDE. Il centro di coordinamento della Rti ha riportato a nuova vita l’ex stabile Ifoa di via Guittone d’Arezzo 8, vicino alla Croce Verde. Un palazzone abbandonato da anni, di proprietà della Curia, che L’Ovile ha affittato fino al 2019 e riadattato in parte: 200 mq per gli uffici al primo piano, 250 mq per appartamenti al secondo piano (ma la superficie effettiva è oltre il doppio). La festa, con concerti, rinfreschi e stand, ha visto la presenza delle autorità: oltre al presidente dell’Ovile Valerio Maramotti, il vicesindaco Matteo Sassi, l’assessore Serena Foracchia, monsignor Alberto Nicelli. Isacco Rinaldi, direttore della Caritas – che con le sue migliaia di volontari aiuta L’Ovile –, ha annunciato che, oltre alle 5 famiglie siriane già presenti a Reggio, la Caritas nostrana si sta rendendo disponibile per accogliere parte della cinquantina di eritrei dei campi profughi in arrivo in Italia tra una settimana, grazie ad un nuovo canale umanitario.
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