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Quarto giorno di sciopero alla Fives Oto di Boretto

Quarto giorno di sciopero alla Fives Oto di Boretto

Distanti le posizioni di proprietà e sindacati sul rinnovo del contratto integrativo  Il presidio in questi giorni ha visto l’adesione del 100% del comparto produttivo

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BORETTO. È proseguito anche ieri, per il quarto giorno, lo sciopero alla Fives Oto di Boretto. In via Marchesi decine di lavoratori, in un clima che si sta facendo più teso col passare dei giorni, continuano a rimanere all’esterno dell’azienda in segno di protesta: per la prima volta in cinque anni da quando il gruppo francese Fives rilevò l’Oto Mills dal gruppo Marcegaglia, sindacati, Rsu e azienda si trovano a dover rinnovare il contratto integrativo, ma su questo aspetto le parti rimangono su posizioni distanti.

Sinora, la piattaforma presentata dalla Fiom Cgil e dai lavoratori non riesce a tradursi in un integrativo condiviso. Nella giornata di martedì, fa sapere la Fiom, l'azienda ha convocato i rappresentati sindacali e la Rsu per comunicare come, nonostante lo sciopero, la direzione aziendale sia ferma sulle proprie posizioni. «Una comunicazione – sottolinea Marco Begnozzi, funzionario Fiom – che dapprima aveva suscitato speranza tra i lavoratori ma che, visti i contenuti, è stata percepita quasi come una provocazione. Abbiamo deciso nell'assemblea di ieri mattina, dopo aver terminato un pacchetto di 16 ore di sciopero, di proseguire la mobilitazione». «I punti più importanti sui quali non si riesce a raggiungere un accordo – spiega il sindacato in una nota – non sono formali ma sostanziali. Per prima cosa il salario. L'impianto proposto dal sindacato metalmeccanico è strutturato in continuità con la prassi portata avanti in questi anni sul territorio provinciale; un impianto rigettato in partenza dall'azienda con la quale le divergenze sono legate proprio alle modalità di costruzione ed erogazione del premio di risultato e dell'indennità di produttività in paga oraria. Medesima indisposizione da parte della multinazionale si registra in merito alla richiesta di limitare la precarietà in azienda attraverso la costruzione di un bacino dove collocare i lavoratori a termine per procedere poi ad una graduale stabilizzazione».

Infine «nessuna apertura nemmeno in merito alla richiesta di segnali di continuità della produzione – conclude Begnozzi – davanti al fatto che si porta avanti il blocco del turn over, cioè non c'è ricambio dopo i pensionamenti, si tende ad esternalizzare e a non rinnovare il parco macchine. Insomma c'è preoccupazione rispetto al futuro dei reparti produttivi, mentre vediamo un rafforzamento degli uffici impiegatizi. Nemmeno la richiesta di ragionare di un piano industriale per i prossimi anni è stata accolta».

Il presidio in questi giorni ha visto un’alta adesione, con il 100% del comparto produttivo che si è astenuto dal lavoro, e una percentuale elevata anche da parte degli uffici. La mobilitazione proseguirà ancora in questi giorni, con modalità che verranno via via definite. (a.v.)

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