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Strage in stazione a Bologna I reperti distrutti 14 anni fa

Strage in stazione a Bologna I reperti distrutti 14 anni fa

Scandiano: tra le vittime del 2 agosto 1980 Vittorio Vaccaro ed Eleonora Geraci La rivelazione durante una udienza del processo contro l’ex terrorista Cavallini

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SCANDIANO. Altre ombre e altro dolore su una ferita nazionale mai chiusa. Continuano ad arrivare amare novità sui procedimenti legali ancora in corso incentrati sulla strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, uno dei momenti più sanguinosi e misteriosi della storia repubblicana, in cui morirono anche due abitanti del distretto ceramico, Eleonora Geraci e Vittorio Vaccaro, madre e figlio: erano nel piazzale ad attendere una parente e vennero spazzati via dalla forza della bomba. Un massacro su cui non è mai fatta vera chiarezza, soprattutto sui mandanti, nonostante i processi e le inchieste mai interrotti.

E proprio durante il dibattimento ancora in corso, quello contro l’ex terrorista di destra e imputato in concorso in strage Gilberto Cavallini, si è scoperto che alcuni reperti sono stati distrutti nel 2004. Si parla di sei sacchetti di terriccio da cui furono prelevati campioni per analisi di laboratorio e un tavolino. Prove utili per ricostruire la dinamica dell’attentato, per anni conservati in una sperduta caserma nella periferia bolognese e poi distrutte il 15 gennaio 2004 su mandato della Corte di assise di appello.

Una decisione sinora passata sotto silenzio, e invece confermata dall’ufficio corpi di reato del tribunale di Bologna durante la risposta a una richiesta di Gabriele Bordoni, il legale che difende Cavallini.

Quei reperti già in passato erano finiti in discussione controverse, alcuni periti ne avevano contestato l’abbandono in un ufficio “disperso” e il conseguente pessimo stato di cura. E, ancora una volta, non è chiaro se si tratti della volontà di nascondere qualcosa o di un errore involontario, per quanto pesante.

Ora il processo sulle perizie proseguirà solo sulle carte, ennesima ambiguità di un buco nero italiano, centrifuga di manovre sotterranee nazionali e internazionali mai chiariti.

Quello che rimane, a quasi 38 anni di distanza, è il dolore dei famigliari delle 85 vittime. Fra loro, Vaccaro e la Geraci. Il 24enne Vittorio, residente a Dinazzano di Casalgrande, aveva accompagnato in auto a Bologna la 46enne mamma Eleonora, arcetana. Alla stazione dovevano caricare una parente arrivata quel giorno in treno dalla Sicilia per una vista.

Vittorio, dipendente della ceramica Sassol-art di Casalgrande, era sposato con Adele Incerti, 22enne all’epoca della strage. La coppia aveva una figlia, Linda, nata nel 1976.

Adriano Arati

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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