«Auto infermieristica, servizio impoverito»
Correggio, critiche dall’Usb Sanità. Marchesi, direttore sanitario Ausl-Irccs: «No, è un potenziamento»
CORREGGIO. Dopo Reggio (nel 2005) e Castelnovo Monti (nel gennaio 2018), l’auto infermieristica arriva anche a Correggio: a bordo un infermiere professionale. Mezzo e conducente sono garantiti dalle associazioni di volontariato. Ed è subito polemica, con il sindacato di base Usb Sanità che denuncia: «È una decisione che riduce la qualità delle prestazioni sanitarie, provoca un aumento del carico di lavoro e delle responsabilità degli infermieri e divide i cittadini in quelli di serie A, che usufruiranno dell’automedica, e quelli di serie B», che si dovranno accontentare del solo infermiere e di un «autista senza alcuna competenza sanitaria».
«Cosa succede – chiede il sindacato – se c’è una chiamata in codice rosso e le automediche di Guastalla e di Reggio sono già impegnate? L’infermiere professionale dovrà vedersela da solo?».
E ancora: «Se gli infermieri applicassero uno dei 4 protocolli in sperimentazione, si ritroverebbero a fare diagnosi. Ma questo compete ai medici».
Secondo l’Usb Sanità la novità arriva con una valutazione sbagliata a monte: «I dirigenti hanno conteggiato gli interventi dell’automedica nella fascia oraria dalla mezzanotte alle 7.10. Dimenticando che l’intero turno degli infermieri inizia alle 20».
«I sindacati fanno il loro mestiere – risponde Cristina Marchesi, direttore sanitario Ausl Irccs di Reggio Emilia – noi il nostro. Quello che avviene a Correggio è la fase intermedia di un piano ambizioso di riorganizzazione e potenziamento, e sottolineo la parola potenziamento, del sistema di emergenza e urgenza in tutti i distretti della provincia di Reggio, per il quale sono stati stanziati due milioni di euro. C’è già, ed è rodata, l’esperienza dell’auto infermieristica di Reggio Emilia. A Castelnovo Monti siamo passati da un servizio a 12 ore a uno a 24. Ora andiamo avanti: un’auto infermieristica per ognuno dei sei distretti. Non è un mistero che ci sia una carenza di medici specialisti. Stiamo rivedendo il sistema, nella chiave di una razionalizzazione dell’attività notturna. Lasciando alle automediche gli interventi in codice rosso e attivando le auto infermieristiche per i codici di media gravità. Ora il medico di pronto soccorso esce con l’automedica lasciando scoperto il presidio. Il nostro obiettivo finale è che non succeda più. Nel caso sia necessario poi l’intervento dell’automedica è la centrale operativa del 118 che provvede ad allertare il mezzo più vicino che può anche non essere del nostro territorio».(m.f.)
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