«Matacera non era al soldo degli imputati ma agli ordini del suo ispettore capo»
Francesco Matacera, pur conoscendo Giglio e Vertinelli, non era un uomo a loro disposizione. L’agente della squadra mobile di Catanzaro, secondo il suo avvocato Vincenzo Ioppoli, era casomai agli...
Francesco Matacera, pur conoscendo Giglio e Vertinelli, non era un uomo a loro disposizione. L’agente della squadra mobile di Catanzaro, secondo il suo avvocato Vincenzo Ioppoli, era casomai agli ordini del suo capo diretto, Antonio Cianflone, già condannato in appello a 8 anni. «È vero che Matacera lo accompagna in numerose trasferte al nord - dice l’avvocato mentre discute la posizione al processo Aemilia - Ma l’attività da lui svolta non è fatta con l’autonomia necessaria per giustificare il concorso esterno in associazione mafiosa. Il sodalizio criminale non avrebbe potuto prescindere dal contributo del Cianflone ma da quello di Matacera sì. Il maresciallo D’Agostino dice che c’era una perfetta sovrapponibilità tra Matacera e Cianflone, come se ci fosse un condotto unico per cui qualsiasi elemento viene travasato da Cianflone verso Matacera.
È pacifico che Giglio instauri una serie di rapporti amicali con il Cianflone così come Vertinelli Palmo. Basta considerare il numero dei contatti telefonici: 85 in tutto ma nessuno con Matacera».
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