«Regione, hai chiuso il punto nascite e ora devi riaprirlo»
Lettera dei comitati alla giunta e ai consiglieri regionali «Lo si faccia immediatamente con un’apposita delibera»
CASTELNOVO MONTI. Una lettera aperta ai consiglieri regionali è stata inviata ieri dai comitati in lotta per riaprire il punto nascite del Sant’Anna a seguito al dibattito riaperto dopo le risposte dell’assessore regionale Venturi nel question time sull’ospedale appenninico.
«Dopo l’appello pubblico rivolto alla Regione perché riaprano i punti nascita chiusi il 4 ottobre – scrivono Di.na.mo e Salviamo le cicogne – e in particolare quello di Castelnovo, che è un tutt'uno con l’Ausl di Reggio e il suo ospedale, ora scriviamo una lettera aperta ai consiglieri e ai membri di giunta per ribadire la necessità di riaprire e per spiegare che quanto è stato compiuto lo scorso anno con la richiesta del parere di deroga era sbagliato nel merito e nel metodo, producendo un grave danno alla comunità».
E ancora: «Le dichiarazioni dell’assessore Venturi in risposta a un question time spostano uno dei nodi focali su cui si è basato il parere sfavorevole, alle responsabilità della commissione ministeriale, quando invece a dichiarare valori minimalisti sui tempi e sulle distanze è stato proprio il documento da lui inoltrato alla commissione. Per tutto questo crediamo sia doveroso porre rimedio a una situazione che grava sui cittadini procedendo a una riapertura immediata del punto nascite del Sant’Anna e a un riesame degli altri due di Pavullo e Borgotaro».
I comitati argomentano questa richiesta anche ponendo esempi di disservizi vissuti in questi mesi, dopo la chiusura dei tre servizi appenninici: «Notevoli sono stati i disagi per le donne, che sarebbero stati gestiti diversamente con i punti nascita aperti e probabilmente con esiti diversi. Ad esempio, il parto in ambulanza lungo la percorrenza verso l’ospedale di Modena; il bambino morto dopo il distacco della placenta di una donna di Pavullo; il lungo tempo al freddo in ambulanza di una donna gravida dolorante, ma non in fase di parto, frutto di mancanza di diagnosi specialistica, oltre all’indisponibilità dell’elisoccorso per avaria del mezzo».
Concludono i comitati: «La Regione ha innanzitutto accompagnato la richiesta del parere di deroga al comitato percorso nascite nazionale con un proprio parere negativo per tutti i punti nascita di montagna e positivo per tutti quelli di pianura, espresso attraverso il comitato percorso nascita regionale. Il motivo per tenere aperto in deroga un punto nascite con meno di 500 parti è costituito dalle “condizioni orogeografiche difficili” citate nel titolo del protocollo di valutazione. Ciò nonostante, sono stati chiusi tutti i servizi di montagna, e sono rimasti aperti tutti quelli di pianura».
La lettera cita anche le altre proposte per richiedere una riapertura, di cui si è discusso nei giorni scorsi: «Le ipotesi di progetti tramite il tavolo di lavoro Aree interne, progetti pilota sperimentali, modifica dell’accordo Stato Regioni, sono ipotesi anch’esse auspicabili, ma non sono alternative alla richiesta di delibera di riapertura del punto nascita di Castelnovo, e se fatte con onestà intellettuale dovrebbero essere accompagnate da una richiesta di moratoria alla chiusura dei punti nascite. Chi le interpreta come unica e lunga strada possibile è in malafede e ha girato le spalle ai cittadini».
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