Ex Reggiane, volevano uccidere
Agguato al nigeriano: fermato il terzo gambiano. I tre, armati di falce, accusati di tentato omicidio
REGGIO EMILIA . Volevano ammazzarlo. Era questo, secondo gli inquirenti, lo scopo della spedizione punitiva alle ex Reggiane, che – nonostante l’annunciata bonifica – si confermano ancora una volta terreno di scontro tra opposte fazioni per il controllo della piazza e teatro di sanguinose ritorsioni a catena tra diverse nazionalità.
Ci sono nuovi sviluppi investigativi sul brutale fatto accaduto nella notte tra lunedì e martedì, quando un nigeriano è stato aggredito e pestato da un gruppo di otto gambiani. Ora, dopo i primi due arresti, i carabinieri hanno rintracciato – sempre tra i capannoni abbandonati – una terza persona che secondo gli investigatori, coordinati dal pm Giacomo Forte, ha partecipato all’agguato: si tratta di un gambiano di 24 anni, senza fissa dimora, ora sottoposto a fermo di indiziato di delitto e condotto in carcere. Anche lui, come i precedenti fermati e come i cinque connazionali tuttora ricercati a tambur battente dall’Arma, dovrà rispondere dei reati di tentato omicidio in concorso (così si è trasformata la precedente accusa di lesioni personali) nonché di rapina aggravata. Alle 2 della notte tra lunedì e martedì scorso i carabinieri del Nucleo Radiomobile erano accorsi all’interno dell’area rifugio dei diseredati, dove erano stati segnalati due stranieri riversi a terra. Si trattava di due nigeriani: un 20enne, colto nel sonno nel suo giaciglio di fortuna e colpito più volte con bastoni, cocci di bottiglia e perfino una falce, e di un altro connazionale, intervenuto in difesa della vittima e anch’egli ferito. L’obiettivo del violento pestaggio era il 20enne nigeriano, lasciato sanguinante dopo essere stato spogliato (insieme al connazionale) di 4 cellulari, 400 euro in contanti e un computer. La vittima era finita all’ospedale in prognosi riservata, per un trauma cranico, fratture multiple al volto, alle ossa e allo sterno, una emorragia cerebrale sottostante e una contusione polmonare: ferite talmente importanti da poter condurre alla morte.
Dalle indagini è emerso che il “commando” armato fino ai denti era costituito da un gruppo di otto gambiani. Nell’immediatezza i carabinieri ne hanno identificati e fermati due: un 20enne e un 21enne del Gambia, che a loro volta il 24 marzo scorso erano stati accoltellati (uno all’addome, l’altro perché intervenuto in sua difesa) da parte di un 24enne del Mali, sempre per contrasti legati alla gestione dello spaccio. In carcere, ieri mattina, i due giovani del Gambia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel contesto dell’udienza di convalida dell’arresto, Sono difesi dall’avvocato Franco Beretti.
Ambra Prati
Tiziano Soresina
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