M5S: «Marchi voleva schedare i nomadi»
La senatrice Mantovani attacca l’ex sindaco di Correggio. La replica: «Non sa di cosa parla»
REGGIO EMILIA. Da un lato la senatrice del Movimento 5 Stelle, Maria Laura Mantovani, che accusa il Pd di ipocrisia ricordando «quando Maino Marchi voleva schedare i nomadi». Sall’altro la pronta risposta di Marchi: «Sarebbe bene conoscere la storia della propria città prima di dire stupidaggini».
I fatti di cui parla la senatrice grillina, rifacendosi a un articolo de L’Avanti, risalgono al 1987: «A Correggio – ricorda Mantovani – l’allora sindaco Maino Marchi insieme all’assessore Pci Loretta Belloni volevano il patentino per i Nomadi. Il Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio, così come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno dichiarato che ogni schedatura su base etnica è incostituzionale e la sacrosanta richiesta di legalità va portata avanti nell’ambito della Costituzione e delle norme internazionali. Il Pd che oggi fa la morale a tutti, imparerà ad avere un po’ di memoria e pudore? Basterebbe quella».
Questa la replica di Maino Marchi: «La senatrice grillina conosce ben poco la storia di Correggio se si attacca a quelle vicende. In realtà in quegli anni tra Pci Dc e Psi di Correggio, pur in presenza di una Giunta monocolore Pci, ci fu il massimo di unità proprio nell’affrontare le questioni dei nomadi. Allora nessuna forza politica cercava il facile consenso sulla pelle di alcune minoranze, come fa oggi la Lega alleata del M5S. E sarebbe stato facile anche allora. Io e l’assessore Belloni, che pregherei di non citare più, essendo scomparsa da molti anni dopo anni di sofferenza, affrontammo una difficilissima assemblea di iscritti Pci, con la sala stracolma e parte dei partecipanti fuori, all’allora sezione dell’espansione sud. Molti contrari all’insediamento per un anno, e fu davvero un solo anno, vicino alla piscina. Noi tenemmo botta. Nello stesso tempo cercammo di governare la situazione. Certamente dovevamo sapere chi erano le famiglie e i loro componenti che si sarebbero insediati. Altrimenti come sarebbe stato possibile controllare la regolare frequenza delle scuole da parte dei bambini? E chiedemmo (chiedemmo, non facemmo nessuna imposizione ai nomadi) di non fare la spesa solo nei negozi di quel quartiere, ma di tutta la città. Non per discriminarli, ma per rendere più agevole la convivenza. Alla fine, in quel quartiere, si formò anche un comitato (molti comunisti) di cittadini che fecero diverse azioni di solidarietà con i nomadi. Questa è la storia, quella vera».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
