«Moro, le Br negarono il futuro al Paese»
Così l’ex ministro Fioroni ieri all’Università. Castagnetti: «Il suo insegnamento? La politica deve includere, non escludere»
REGGIO EMILIA. «Aldo Moro è stato rapito e ucciso per quelle idee che avrebbero cambiato, rigenerato e rilanciato il sistema democratico italiano. Come tutti i rivoluzionari e tutti i terroristi, le Br non se la vanno a prendere con chi gestisce il potere. Il nemico da abbattere è colui che pensa, colui che ha le idee. Idee forti che sanno trasformarsi in un’azione riformatrice in grado di cambiare il rapporto tra Stato e cittadini».
È l’onorevole ed ex ministro Giuseppe Fioroni a parlare, durante il convegno tenutosi ieri mattina nell’Aula Magna dell’Università di Reggio Emilia dal titolo “Aldo Moro – punto irriducibile di contestazione e alternativa”, un’iniziativa organizzata da Fnp Cisl Emilia Romagna con Cisl Emilia Romagna per ricordare la figura di Aldo Moro, il grande statista rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in via Fani e ritrovato senza vita, il 9 maggio di quell'anno, in via Caetani a Roma.
È proprio l’ex ministro a usare i toni più accesi in merito al sequestro e all’uccisione del politico italiano, fornendo un’analisi dettagliata delle dinamiche della tragedia che sconvolse l’Italia in quella primavera del ‘78. «Chi ha ucciso Moro non ha fatto un danno all’Italia del 1978, ma ha fatto un danno al futuro degli italiani perché ha cambiato il corso della storia che oggi stiamo vivendo. Morto Moro, la politica si è chiusa a riccio, impedendo quel progetto di democrazia che Moro voleva ridisegnare».
E allora, cos’ha lasciato in eredità ai giovani? «Ha lasciato un’eredità di fondo che è la convinzione che la politica sia la politica del bene comune. La continua ricerca di conoscere l’altro, la centralità e la dignità della persona umana e la capacità, nella reciproca conoscenza, di trovare il modo e le forme di includere e non di escludere» conclude l’ex ministro. Al convegno era presente anche l’onorevole reggiano Pierluigi Castagnetti, che ha ricordato quanto fosse importante e attuale il tema della giustizia e della coesione sociale: «Il più grande insegnamento di Moro è stata l’idea di una politica che non dura a lungo se non ha un disegno: senza un progetto di futuro non si va molto lontano. E il tempo in cui viviamo è proprio carente di disegni. Altro insegnamento: la politica è fatta per unire, per costruire coesione sociale e dunque per la mediazione, per la discussione, per il dialogo, per il confronto. La politica non può essere divisiva. La politica nasce e ha senso se riesce a costruire della coesione sociale. Tra i relatori anche Giorgio Graziani, segretario generale Cisl Emilia-Romagna, Loris Cavalletti, segretario generale Fnp Cisl Emilia-Romagna, Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, il governatore della regione Stefano Bonaccini e il giornalista Marco Damilano, autore del libro “Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia”.
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