Gazzetta di Reggio

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Pendere dalle labbra di Salvini (che gioia)

Stefano Scansani
Pendere dalle labbra di Salvini (che gioia)

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio

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REGGIO EMILIA. Da ventiquattro giorni l’Italia pende dalle labbra del ministrissimo Salvini. Pende. Quest’uomo lumbàrd iper-ritto, digitando su twitter già di prima mattina, sta giocando la sua personale e rischiosa partita pigliatutto. Per sopravanzare i grillini pallidi, tenere nell’angolo i rottami del centrosinistra, erodere quel che resta del berlusconismo, raggiungere l’egemonia.
 
Nel 2019 voteremo a raffica per europee, regionali, comunali e chissà cos’altro. Non so fino a quando potremo reggere questa demagogia sotto sforzo. Quella pianificata da Salvini è una progressione di bombe di parole che, guardando ai tempi recentissimi, può avere una corrispondenza con il Renzi dell’età egocentrico-riformista.Per molti semplicemente l’eco, l’intonazione, la mossa renziana inducono rigetto. Quindi è impossibile pronosticare quale risultato produrrà il teatro giornaliero inscenato da Salvini. E pensare che ai tempi del toscano ci si incaponiva a destra e a sinistra perché si temeva l’“uomo solo al comando”...
 
Capovolgo il punto di vista. Quello dell’opinione pubblica soddisfatta. Mi interessa l’Italia che pende dalle labbra del ministrissimo. È giusto domandarsi se i cittadini sono in grado di discernere, cioè di capire nitidamente quel che è successo e ciò che sta capitando. Per farlo serve la mente sgombra, e anche libera.
 
1.In un brevissimo periodo il segretario leghista sta cercando di contrarre il suo immaginifico politico. Migranti, navi, legittima difesa, euro, censimenti dei nomadi, Papa e papà, vaccini sono una sventagliata così intensa da non permettere – in chi l’ascolta o legge – di ponderare un fatto elementare: per cambiare davvero le cose bisogna cambiare le leggi. Salvini è sottoposto alla legge. E sino ad ora il Parlamento di provvedimenti salvinisti non ne ha visto uno. Anzi, non ha legiferato proprio.
 
2.Se alle parole di Salvini non seguiranno i fatti (anche quelli detestabili, destabilizzanti, razzisti, antiscientifici) noi passeremo alla storia per fessi, cioè per coloro che non hanno voluto discernere. Che ci sono cascati. Quindi per quelli che pendono dalle labbra di uno. Digitalmente. È un’offesa all’intelligenza.
 
3.La prova del limite dell’urlo tarzaniano di Salvini sta in due drammi. Il primo è che l’Italia non potrà per ogni nave di migranti in avvicinamento affrontare un subbuglio internazionale. Serve una norma costante, un comportamento-guida. Ma per ratificare ciò bisogna andare in Parlamento dove gli alleati grillini potrebbero insorgere, dichiararsi contro. Dunque la condotta del ministrissimo è extra-parlamentare.
 
4.Salvini è arcisicuro che martellando fuori dall’ambito parlamentare avrà preminenza sui pentastellati, sul collega vicepremier Di Maio, addirittura sul presidente filigranato Conte. La prova di forza può avere soltanto uno sbocco: la deflagrazione del contratto gialloverde, il raggiungimento sondaggistico del 30 per cento, elezioni e alleanza naturale con ciò che resta di Forza Italia e la propaggine di Fratelli d’Italia. Salvini, quindi, non sta governando. Sta seminando.
 
5.Il vasto sconcerto e la grande preoccupazione mediatica per i pronunciamenti di Salvini sono le reazioni di chi ha perso le elezioni. Il bello è che gli sconfitti non provano imbarazzi. Centrosinistra, sinistra e meteore al seguito sono stati i “gestori” di una politica e di un linguaggio pluriennali più che bocciati il 4 marzo 2018. Nessuno di essi ha fatto discernimento: dimettersi, ritirarsi, mutare strategia, interpretare l’umore, le attese, fare ascendere donne e uomini nuovi.
 
6.L’eloquenza della politica è divenuta un rito di insulti e singulti via pc e telefonini. Lo scontro si personalizza, diventa gutturale. La questione italiana ora si ingessa sul problema delle scorte. La sintesi è in Saviano che dà del buffone al ministrissimo, e nel ministrissimo che manda un bacione a Saviano. Il dibattimento è governativo e aulico.
 
Dunque l’Italia già di prima mattina, ogni giorno, pende dalle labbra di Salvini che è un consumato e astutissimo conoscitore dell’opinione pubblica. Blandisce. Chi lo legge e chi lo sente (che è cosa diversa dall’ascoltare) dovrebbe subodorare la tecnica: la spara grossa e poi si modera, bombarda e poi riduce la potenza di fuoco. Insomma, ci prova. Basterebbe la grave fandonia sui vaccini. Ma è bastevole quella del suo imminente incontro con Papa Francesco ancor prima dell’udienza “di Stato” accordata al premier Conte. Incontro che il Vaticano consultando l’agenda ha smentito: “non c’è niente”. Attenti al dover pendere ogni giorno dal non c’è niente.

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