Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il populismo soffia su Aemilia»

di Tiziano Soresina
«Il populismo soffia su Aemilia»

Miraglia replica all’assessore: «Vuole intimidire gli avvocati e pressare i giudici»

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REGGIO EMILIA. Nel difendere in un’articolata arringa i suoi due assistiti d’origine cutrese – il 52enne Vincenzo Mancuso (di Ravarino, nel Modenese) e il 46enne Pierino Vetere (residente nel Piacentino, a Castelvetro) – entrambi in carcere ed accusati di associazione mafiosa oltre che di reati minori, l’avvocato difensore Pasqualino Miraglia si rivela molto pungente nel chiedere la doppia assoluzione a fronte di richieste di pena non indifferenti da parte dei pm (18 anni e mezzo per Mancuso e 9 anni e mezzo per Vetere). «È strana l’atmosfera che circonda questo processo penale, qualsiasi cosa accada di illecito al di fuori viene legata ad Aemilia e alla ’ndrangheta – entra nel merito – e noto uno spirito populista che spinge verso condanne esemplari, ma sono sicuro di avere a che fare con magistrati giudicanti onesti che non si faranno condizionare».

Il difensore polemizza anche con l’assessore regionale alla legalità Massimo Mezzetti che di recente, intervenendo sul possibile annullamento delle udienze di Aemilia, si è chiesto provocatoriamente «dove finisce il diritto alla difesa e dove inizia la complicità». Dura la replica di Miraglia: «L’affermazione dell’assessore è falsa e grave, con due possibili scopi: intimidire gli avvocati e far pressione sui giudici. C’è la voglia di fare la storia di questa regione, ma il processo penale deve solo accertare i fatti». Il legale aggredisce anche le deposizioni dei pentiti Giuseppe Giglio, Antonio Valerio e Salvatore Muto: «Hanno un’intelligenza allarmante, perché capiscono cosa serve alla Procura antimafia e tarano le loro dichiarazioni su quello. Su Mancuso e Vetere hanno detto cose a seconda dei casi non veritiere, fantasiose, contraddittorie. Per non parlare della struttura del clan emiliano disegnata da Valerio che è in antitesi con ogni organigramma mafioso».

Non meno incisivo l’avvocato Francesco Saggioro che tutela il 46enne Luigi Silipo (pure lui originario di Cutro ma residente a Cadelbosco Sopra, in carcere perché accusato di associazione mafiosa e reati-fine, su cui grava una richiesta di pena di 12 anni). Il difensore sottolinea come Silipo «ha la sfortuna di essere fratello di Antonio (condannato in Appello a Bologna, è considerato un “organizzatore” del clan”, ndr)», per poi smentire i pentiti che parlano di Luigi («Solo accuse generiche, non fatti specifici») ed arrivare – atti alla mano – alla conclusione che «non c’è nessun episodio che possa far pensare che il mio assistito sia un ’ndranghetista».



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