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Reggio Emilia, Salvini plaude al sequestro ai Sarcone dopo la critica sulle scorte

Reggio Emilia, Salvini plaude al sequestro ai Sarcone dopo la critica sulle scorte

Il ministro dell’Interno prende spunto dalla misura contro la famiglia Sarcone: «Lo Stato c’è e la lotta alla criminalità è un suo impegno costante»

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REGGIO EMILIA. «Il sequestro effettuato dall’Arma dei Carabinieri è la testimonianza tangibile che lo Stato c’è e che la lotta alla criminalità è un impegno costante». Così, ieri, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha commentato la notizia del sequestro per 8 milioni di euro nei confronti della famiglia Sarcone, riferimento della ’ndrangheta emiliana, effettuato dal reparto operativo dei carabinieri di Modena in collaborazione con i carabinieri di Crotone tra Reggio, Cutro e l’est Europa, nell’ambito dei filoni di indagine dell’inchiesta Aemilia.

«Sono davvero grato a queste donne e questi uomini che fanno con dedizione il proprio lavoro. Il mio impegno forte è che i beni sequestrati ai mafiosi tornino alle collettività, ai cittadini onesti. Voglio che sappiano che il loro lavoro è apprezzato e lo Stato è impegnato con tutti i suoi uomini e i mezzi nella lotta alle mafie e alla criminalità».

A poche ore dall’invettiva contro le scorte a chi è minacciato dalle mafie come Roberto Saviano («le istituzioni competenti valuteranno se corra rischi e come si spendono i soldi degli italiani»), Salvini si toglie quindi la casacca del militante per cucirsi addosso quella del ministro garante dell’ordine e della sicurezza pubblica: plaude a chi lotta contro le mafie, allo Stato che non fa sconti alla criminalità organizzata e sostiene chi serve lo Stato stesso e la lotta per la giustizia.

Un dualismo in materia di difesa a quanti sono minacciati dalla criminalità organizzata, che è stato oggetto di critiche proprio da Reggio Emilia, città che ormai ha familiarità con le minacce, con un prefetto antimafia finita sotto scorta, e immersa da tre anni nel processo Aemilia contro la ’ndrangheta al nord, il più grande processo per mafia al nord seguito a quella inchiesta.

Mentre era in corso il sequestro alla famiglia Sarcone, la Cisl ha bollato le parole di Salvini su Saviano come «tristi e inaudite battute del ministro». Parole della segretaria della Cisl, Anna Maria Furlan, a margine dell’incontro organizzato a Reggio per ricordare la figura di Aldo Moro.

«Saviano da tanti anni vive scortato per una costante minaccia di morte per le cose che ha scritto e dichiarato sulla malavita organizzata, su mafia, camorra e 'ndrangheta – afferma la segretaria Cisl –. Tutta la nostra solidarietà a Saviano, su questi temi non ci sono battute da fare. Ma, anzi, si deve ritenere che il coraggio di scrivere e dire le cose, anche a costo della propria vita, vada riconosciuto dallo Stato». (e.l.t.)
 

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