Sprofondare non conviene la D costa come la Legapro
Contributo alla Figc non inferiore ai 300mila euro e anche qui tempi strettissimi Oltre ai costi di iscrizione l’ostacolo dei derby con Modena, Cesena e Forlì
REGGIO EMILIA. Si avvicina sempre più il 30 giugno, data ultima, per le società aventi diritto di partecipare alla prossima Serie C, per depositare documentazione regolare e versare i 60mila euro di iscrizione alla Lega oltre ai 350mila euro di fidejussione.
La situazione della Reggiana è in stallo da quella mattina del 12 giugno quando la famiglia Piazza ha reso pubblica l’intenzione di vendere tutte o parte delle quote societarie: «Questa è una battaglia molto impegnativa da combattere per una famiglia sola – recitava parte della nota anticipata dalla Gazzetta – e, purtroppo, si stanno avvicinando scadenze che non ci lasciano il tempo di prendere una pausa e lavorare sulle questioni legali. Invitiamo potenziali partner o proprietari a farsi avanti immediatamente».
Un monito, un non iscriveremo il club se lasciati soli, un chiaro invito a trovare una soluzione per coloro ai quali interessano le sorti dei granata ma uno choc vero e proprio per tanti tifosi che avevano ammirato le ambizioni di salire nel “calcio che conta” da parte del patron a stelle e strisce. Negli ultimi giorni qualcosa si è mosso e – anche grazie all’interessamento del sindaco di Reggio Luca Vecchi – sponsor e nuovi imprenditori si sono avvicinati alla squadra per evitare uno scenario da tregenda, così come la Mapei non ostacolerà l’utilizzo dell’impianto cittadino della Reggiana, pur vantando crediti pregressi, altro fattore determinante all’atto dell’iscrizione.
Ma quale sarebbe lo scenario in caso di non iscrizione entro i termini stabiliti? Tecnicamente, anche se la società fosse in regola con tutti i pagamenti e nessuno ne chiedesse il fallimento, il non presentare la domanda nella categoria di pertinenza non dà diritto a farlo in quelle inferiori e questo significherebbe ripartire dalla Terza Categoria, cancellando quasi 100 anni di storia. Ma c’è un’àncora di salvezza per squadre professionistiche in difficoltà che con alcune deroghe salverebbe il salvabile, cioè l’articolo 53 comma 10 del Noif Figc che recita: «In caso di non ammissione al campionato di Serie A, Serie B e di Divisione Unica-Legapro il presidente Federale, d’intesa con il presidente della Lnd, potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un campionato della Lnd, anche in soprannumero, purché la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo comitato per l’iscrizione al campionato. Qualora fosse consentita la partecipazione al Campionato Interregionale o al campionato regionale di Eccellenza, la società dovrà versare un contributo alla Figc nel primo caso non inferiore ad euro 300.000 e nel secondo caso non inferiore ad euro 100.000. È facoltà del presidente, d’intesa con i vicepresidenti della Figc, con il presidente della Lega Dilettanti e con i presidenti delle componenti tecniche stabilire un contributo superiore al predetto minimo». In pratica ciò che fece il Parma tre anni fa, ed ora è nelle intenzioni del Modena. Quest’ultimo poi, con Cesena e Forlì, affollerebbe la Serie D, con grandi derby all’orizzonte. Altro che passeggiata. E a quelle cifre a fondo perduto – che comunque qualcuno dovrebbe accollarsi – vanno aggiunti i costi di iscrizione e la cifra finale sarebbe di poco inferiore a quella necessaria per la Serie C. Una stranezza che nessuno capirebbe anche perché ieri in via Agosti, dove gli habitué degli allenamenti erano imperterriti con le carte da briscola in mano, nessuno voleva sentir parlare di Serie D, anzi, pur nello stupore di questa vicenda, c’era chi parlava di pendenze già saldate a tutti i dipendenti e di un’imminente iscrizione appena Mike Piazza rientrerà dagli States. E sarebbe fondamentale questo suo ultimo atto d’amore perché poi ci sarebbe il tempo di valutare nuovi soci, stabilire un budget adeguato e completare una squadra sulla carta già competitiva. Altrimenti si prospettano tempi cupi. Però, intanto, c’erano segnali di vita ai campi dove si falciava l’erba. Chissà...
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