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In forte crescita l’indigenza femminile

In forte crescita l’indigenza femminile

Vale per le straniere come per le italiane. Sempre di più le convivenze precarie e gli abbandoni 

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REGGIO EMILIA. Un dato che forse sorprende più di tutti gli altri è l’aumento della presenza femminile nei Centri di Ascolto.

Si registra infatti nel 2017 una netta inversione di tendenza, le donne aumentano di 70 unità con una variazione del 32,6%, facendo emergere un calo vistoso della componente maschile. Lo stesso fenomeno, anche se con variazione più contenuta, si registra fra gli italiani in cui la componente femminile passa dal 16,9% al 19,1% (+ 6 unità, pari ad un aumento del 14,6% delle stesse).

Come rilevato anche dall’Istat a ottobre 2017 le donne in stato di povertà presentano fragilità maggiori dovute sia ad un carico familiare più complesso, sia perché sono oggetto di atteggiamenti discriminatori, che vanno da una differente retribuzione sul luogo del lavoro, ad un minor riconoscimento anche sociale di quelle che sono le funzioni svolte.

Inoltre, sia per le italiane che per le donne straniere, con figli piccoli, sono sempre di più le convivenze precarie e gli abbandoni la causa di solitudine e di grave precarietà economica.

L’aumento della componente femminile osservato dai Centri di Ascolto rappresenta un cambiamento per certi versi inaspettato, per una realtà, soprattutto quella diocesana, negli anni sempre più concentrata su servizi rivolti agli uomini.

«Ci sono però differenze molto significative – riassume il direttore della Caritas Isacco Rinaldi – fra l’osservazione dei Centri di Ascolto periferici e quello diocesano, anche fra le donne stesse che si affidano al loro aiuto. Nel primo caso si evidenzia una problematicità al femminile che colpisce molto più spesso donne separate con prole, famiglie monoreddito quindi che faticano ad avere una propria autonomia. Nel secondo caso – esplicita Rinaldi – si tratta principalmente di situazioni di bassa soglia e forte marginalità. Donne che forse fino a qualche anno prima potevano garantirsi una certa autonomia, frutto di espedienti e lavoretti saltuari, appoggiandosi ad amici, ma che con il passare degli anni, proprio per aver vissuto una vita ai limiti, ne pagano il conto».(a.t.)

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