«Sì alla deroga sul deflusso minimo vitale»
Coldiretti sollecita la Regione e chiede di prelevare acqua dall’Enza per l’irrigazione dei campi
VAL D’ENZA. «Ci uniamo alla richiesta del Consorzio di Bonifica dell’Emilia centrale: serve una deroga del deflusso minimo vitale. Abbiamo manifestato di persona al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini l’urgenza della deroga, confidando nella disponibilità dimostrata». L’occasione dell’incontro tra i vertici Coldiretti e Bonaccini è stata l’inaugurazione, venerdì scorso nel mantovano, del nuovo nodo idraulico di Mondine.
Secondo Assuero Zampini, presidente Coldiretti, «la deroga, che già l’anno scorso era stata concessa ai primi di luglio, è indispensabile al fine di garantire alle aziende agricole la copertura dell’irrigazione. Ora siamo sotto data e vorremmo che si replicasse anche quest’anno: speriamo che la Regione possa deliberare la deroga con celerità, nella prima giunta regionale possibile».
Il 2017 era stato l’anno della grande sete, con un’assenza di piogge a partire da aprile che avevano messo in ginocchio l’agricoltura. Quest’anno però è stato un maggio piovoso: perché, dunque, il provvedimento è necessario? «La deroga serve non tanto per i le coltivazioni (soprattutto vigneti), quanto per i prati stabili e il foraggio per le mucche da latte per il Parmigiano Reggiano: il ragionamento è concentrato sui prati. Oltre al fatto che la Val d’Enza ha un terreno che sotto è ghiaioso e abbisogna di una irrigazione costante – spiega Zampini –. Ora si preleva regolarmente, il problema è che sull’Enza è stato imposto il deflusso minimo vitale (imposto dalla Regione sulla base di una normativa comunitaria che solo dall’anno scorso si applica) che è stato anche innalzato: oggigiorno vige l’obbligo di lasciare nel fiume mille litri al secondo, un quantitativo che, se ha un senso lungo il corso del Po, sui nostri torrenti è una imposizione astratta perché in agosto il fiume è un rivolo».
Non si tratta, precisa Zampini, di rischio siccità. «Per irrigare occorre prendere l’acqua dall’Enza finché ce n’è, deviandola sui campi e risparmiando i pozzi di falda. I pozzi servono per i momenti di maggior difficoltà, verso fine agosto. Per noi il foraggio è strategico. Non dimentichiamo che il protocollo del Parmigiano prevede che il 50% del foraggio debba essere prodotto dall’azienda in loco; se non ci si arriva, si compra all’esterno e l’anno scorso il foraggio era arrivato a 27 euro a quintale. Costava più del granoturco, compromettendo la redditività per le aziende. Abbiamo 500 aziende complessive, per lo più allevamenti bovini da latte, che gravitano nel bacino dell’Enza».
Un tema, quello dell’acqua in Val d’Enza, che in futuro sarà risolto dall’invaso sul fiume (in grado di garantire trai 40 e i 70 milioni di metri cubi d’acqua l’anno, in pratica un lago artificiale) che, come è stato annunciato a inizio mese, si farà. «Sì, questo è stato un buon risultato – conclude Zampini – Intanto però il meteo è impazzito e bisogna giocare su più fronti». (am.p.)
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