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Il design di Graniti Fiandre incassa utili per 36 milioni

Enrico Lorenzo Tidona
Il design di Graniti Fiandre incassa utili per 36 milioni

Nel 2017 l’azienda di Castellarano aumenta il fatturato del 16% e segna il record Gli Stati Uniti continuano a trainare, preoccupa il ritorno di dazi e protezionismo

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Gli Stati Uniti continuano a tirare la volata all’Europa, con prese di beneficio evidenti in edilizia e, a cascata, nel consorzio ceramico a cavallo tra Reggio Emilia e Sassuolo. Il riflesso sui conti è lampante, basta guardare a Graniti Fiandre di Castellarano, che produce e vende lastre in grès porcellanato. Dopo il delisting da Piazza Affari del 2011 e la riorganizzazione del 2012, macina ora saldi record: l’utile del 2017 è di 36,8 milioni di euro, valore che vale il fatturato di una media impresa italiana.



Il fatturato per l’azienda presieduta da Romano Minozzi (patron del gruppo Iris Ceramica, di cui Graniti Fiandre fa parte) sale a 323 milioni di euro con un incremento del 16,3% sul fatturato del precedente esercizio pari a 278 milioni di euro. Tra le controllate c’è StonePeak Ceramics Inc, controllata del Delaware, che da sola ha macinato utili per 17,7 milioni.

La chiave di volta per Graniti Fiandre è il successo all’estero del design italiano, evolutosi grazie alla collaborazione con gli architetti più importanti, gestendo così progetti internazionali. I prodotti vengono distribuiti in più di 110 Paesi in tutto il mondo e l’azienda produce quotidianamente oltre 50.000 metri quadri, orchestrati dalla sede di Castellarano, che possiede il più grande impianto di levigatura al mondo. Un sistema industriale che conta 910 dipendenti, suddivisi equamente tra operai e impiegati e 38 dirigenti.

All’aumento del fatturato c’è quello dei margini operativi, cui hanno contribuito tutti i principali marchi della società (Ariostea, Fiandre, Fmg, Fabbrica Marmi e Graniti, Iris Ceramica). Nell’esercizio 2017 l’Ebitda è stato di 79,9 milioni di euro con un’incidenza sul fatturato del 24,7% rispetto al 19,8% del 2016. L’Ebit dell’esercizio ha avuto un’incidenza sul fatturato del 19,5%.



Ecco spiegato quindi il risultato netto, che nel 2017 segna il record, 36,8 milioni di euro. Il livello più alto registrato dall’azienda, ripartita dalla riorganizzazione del 2012 con un perdita allora di 18,8 milioni, tornata in equilibrio nel 2013 con un “piccolo” utile di 1,5 milioni, schizzata poi a 14,2 milioni nel 2014, saliti progressivamente fino al record del 2017. In pratica negli ultimi cinque anni, Graniti Fiandre ha accumulato quasi 100 milioni di utili, espressione plastica della potenza industriale tradottasi ora in capacità di fuoco anche finanziaria che sta caratterizzando il distretto ceramico, tra i più ricchi d’Italia anche grazie alle innovazioni industriali introdotte con profitto nelle fabbriche.

C’è poi la posizione finanziaria netta, che segna un abisso: al 31 dicembre 2017 è positiva per 35,3 milioni di euro, migliorata di 34 milioni di euro rispetto al 2016.



Anche se l’industria italiana della ceramica ha registrato segni positivi sulle esportazioni, le previsioni del management di Graniti Fiandre per i prossimi mesi tengono prudentemente conto delle incertezze sullo sviluppo del quadro internazionale, segnato dal risorgere di dazi e protezionismi che possono provocare una riduzione dell’export. —





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