L’ex presidente Ermete Fiaccadori «Triste festeggiare il centenario così»
L’amarezza dello storico dirigente della società granata «Hanno rovinato tutto, togliendo ogni futuro alla società»
Reggio Emilia
Ermete Fiaccadori gira e rigira tra le mani la lettera aperta di Mike Piazza e il volto del presidente della prima storica promozione granata in A tradisce amarezza, sconcerto, delusione, a tratti rabbia.
«Partiamo – dice cercando di misurare le parole – da una considerazione, Piazza dice di non voler più mettere soldi nella Reggiana e questo è legittimo, ma fatto il 28 giugno, a tre giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione, senza aver saldato tutti gli stipendi ed esponendosi già ad una partenza ad handicap per qualche punto di penalizzazione, vuol dire non avere minimamente a cuore le sorti della squadra e della società, le parole di amore verso i tifosi sono vuote, retoriche, prive di senso, perché di fatto toglie ogni possibilità di sopravvivenza. Poteva dirlo ad inizio giugno, tanto la società l’ha gestita lui, non poteva non sapere le difficoltà economiche, i debiti, i costi di gestione».
Ed allora che spiegazione si può dare?
«La più totale incapacità, inadeguatezza nel gestire una società di calcio, nella più benevola interpretazione l’ignoranza dei propri atti, il non sapere le conseguenze dei propri gesti, ma è difficile immaginare che nessuno del suo staff abbia provato a spiegare e allora viene il dubbio che non ascolti nessuno oppure se ne freghi».
Un giudizio dei due anni di gestione Piazza?
«Ha rovinato tutto togliendo ogni futuro alla società, non puoi vivere di illusione, devi fare progetti realistici, mi pare che i costi li abbia alzati lui inseguendo il sogno della B, del tutto giustissimo, ma non puoi farlo svincolato dalla realtà».
Le prospettive future?
«La vedo malissimo, si rischia un anno senza fare calcio, la soluzione sarebbe qualcuno che rilevasse in toto la società, facendosi carico non solo della gestione futura ma anche dei debiti pregressi, visto che Piazza ha detto di non volerli onorare anche se li ha fatti lui, scenari del tutto irrealistici. Se pensava questo è davvero un illuso o peggio, i tempi tecnici per dichiarare il fallimento della società sono soggetti a procedure e tempi prestabiliti, la Reggiana rimane in vita anche se non iscritta al campionato».
Una nuova società potrebbe ripartire dalla D…
«Non conosco la normativa attuale, cito il precedente del dopo Foglia. La sentenza di fallimento arrivò ai primi di giugno, il tempo per consentire al tribunale di mettere all’asta il titolo sportivo, che come Iniziativa Tricolore ci assicurammo per 200 mila euro, e con quello chiedemmo l’iscrizione alla C2, qua mi pare proprio che i tempi siano ristrettissimi o impossibili da rispettare, per questo dico che Piazza ha denotato la più totale incapacità di comprensione delle norme di gestione di una società e di rispetto verso la città e la tifoseria».
Mai contattato per dare una mano, neppure dal sindaco?
«No, con Vecchi abbiamo avuto una scambio di opinioni».
Che ne pensa Fiaccadori del centenario della Reggiana in queste condizioni?
«È triste, c’è amarezza ma la squadra negli ultimi anni è stata gestita male, se non rispetti determinati parametri fallisci, è successo anche a piazza storiche ».
Da Dal Cin a Piazza. Da un ventennio la Reggiana è controllata da gente di fuori, è così difficile fare calcio a Reggio?
«A Reggio si può fare calcio come da tante altre parti, l’importante è avere compatibilità tra progetti e risorse, non abbandonarsi a facili sogni, il calcio non è mica un tavolo di poker dove si può bleffare».
Forse agli industriali di Reggio il calcio non interessa….
«Se uno la passione non l’ha non puoi fargliene una colpa». —
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