Gazzetta di Reggio

Reggio

Maxi processo Aemilia 

«Le accuse a Mendicino? Solo frasi generiche in atto inammissibile»

T.S.
«Le accuse a Mendicino? Solo frasi generiche in atto inammissibile»

REGGIO EMILIAL’imprenditore reggiano 35enne Matteo Lusetti rimane un bell’enigma e di lui restano solo i verbali di quanto ha dichiarato agli inquirenti prima di sparire. Come parte offesa è...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

L’imprenditore reggiano 35enne Matteo Lusetti rimane un bell’enigma e di lui restano solo i verbali di quanto ha dichiarato agli inquirenti prima di sparire.

Come parte offesa è coinvolto in due distinti processi in corso in tribunale, cioè il maxi procedimento di mafia Aemilia e quell’intricata vicenda giudiziaria che è House of cards (false fatture, estorsioni, usura). Relativamente ad Aemilia le ricerche del 34enne hanno portato a segnalazioni negli Stati Uniti e in Congo, ma nulla di più, da qui la decisione della Corte (su richiesta dei due pm) di acquisire il verbale di sommarie informazioni del 17 giugno 2010. Una “mossa” ritenuta inammissibile dall’avvocato Mattia Fontanesi che difende l’artigiano edile Alfonso Mendicino, accusato di un’estorsione in concorso con Salvatore Silipo (e con l’aggravante del metodo mafioso) a danno di Lusetti. Nell’arringa l’avvocato Fontanesi ha aggredito proprio l’acquisizione di quel verbale: «La Cassazione ritiene in maniera unanime che “gli elementi concreti” sulla base dei quali può ritenersi che un teste sia sottoposto a violenza o minaccia devono essere connotati da precisione, obiettività e significatività. Nel caso di Lusetti non è così. Lusetti non era minacciato in questo processo – rimarca il difensore – ed è una persona dedita al gioco d’azzardo che ha dilapidato il patrimonio di famiglia. Quel verbale è inutilizzabile».

L’avvocato Fontanesi aggiunge che comunque «esaminando il contenuto del verbale si tratta di dichiarazioni del tutto generiche, prive di riscontri, non supportate da altre prove quali intercettazioni telefoniche, relazioni di appostamenti delle forze dell’ordine. Nessun teste ha parlato di Mendicino nei cui confronti non è mai stata chiesta una misura cautelare, inoltre già il gip Ziroldi aveva escluso l’aggravante del metodo mafioso. Non si capisce su che base l’accusa abbia chiesto una condanna a 11 anni di carcere. Mendicino deve, invece, essere assolto». —

T.S.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google