Resta in cella il trentenne per l’agguato alle Reggiane
REGGIO EMILIARimane in carcere il quarto gambiano fermato (ne cercano altri cinque) con l’accusa di tentato omicidio e rapina relativamente all’agguato a due nigeriani del 19 giugno scorso in uno dei...
REGGIO EMILIA
Rimane in carcere il quarto gambiano fermato (ne cercano altri cinque) con l’accusa di tentato omicidio e rapina relativamente all’agguato a due nigeriani del 19 giugno scorso in uno dei capannoni delle Officine Reggiane.
Davanti al gup Luca Ramponi il 30enne – difeso dal legale Carmine Migale – ha detto di non c’entrare nulla: «Vivo in un capannone, ho sentito dei rumori e sono uscito per vedere cosa stava accadendo – entra nel merito della vicenda – e ho visto un amico insanguinato. Aveva dato un tablet ai nigeriani affinché lo vendessero, invece se l’erano tenuto, senza dargli un soldo. Il mio amico era quindi arrabbiato e voleva delle spiegazioni. In pratica sono arrivato che tutto era già accaduto. Non avendo fatto nulla sono rimasto nel capannone, ma domenica i carabinieri mi hanno bloccato».
Il pm Forte (titolare dell’inchiesta) ha chiesto la misura cautelare in carcere, a cui si è opposto il difensore : «Il mio assistito ha collaborato ed è estraneo all’aggressione. Vive una situazione di disagio, tutt’al più può essere applicato l’obbligo di dimora». Una tesi che non ha convinto il giudice: il fermo è stato convalidato e il 30enne resta in cella. —
T.S.
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