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Documento dei medici sui punti nascita: «Parti sicuri solo nei grandi ospedali»

Ambra Prati
Documento dei medici sui punti nascita: «Parti sicuri solo nei grandi ospedali»

I professionisti temono il nuovo governo: «Non si può tornare indietro. Nessuno vuole più lavorare nelle piccole strutture»

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CASTELNOVO MONTI. Sui punti nascita – vale a dire sulla loro futura estinzione distrettuale – non si torna indietro. È il sunto di un documento presentato la settimana scorsa in Regione dai camici bianchi (diverse sigle di specialisti, pediatri e infermieri), dal titolo “La nascita: cinque proposte per migliorare la sicurezza di madre e neonato”.

Nel documento i professionisti reggiani ribadiscono la loro posizione a favore dell’accentramento dei parti nell’arcispedale cittadino e nel Mire, alla luce del vento politico diventato contrario. L’anno scorso la Commissione Nascita regionale aveva sentenziato: chiusura del punto nascita di Castelnovo Monti e deroga di due anni (scadranno nel 2019) a Scandiano, con la sola Montecchio a resistere – ma il numero attuale, 900 parti annui, non mettono al sicuro nemmeno il Franchini. Ora è la Commissione Nascita nazionale che deve pronunciarsi e per scongiurare una marcia indietro intervengono i professori Alessandro Volta (neonatologo e direttore del Programma Materno Infantile) e Lorenzo Aguzzoli (direttore Ostetricia-Ginecologia del Santa Maria). «Non si parla di politica o di risparmio – premettono – La nostra è una posizione scientifica. Al di sotto dei mille parti un punto nascita non è sicuro».

Temete che il nuovo governo cambi indirizzo?

«Sì. Perciò vogliamo riportare l’attenzione sul tema. C’è assoluta coerenza tra i professionisti: nei piccoli punti non è possibile garantire gli standard minimi di sicurezza».

La soglia minima non era 500 parti annui?

«La soglia è di 500, in deroga, per le zone disagiate come la montagna; mille per gli altri, secondo gli standard fissati nel 2012. Fino a qualche anno fa la mortalità infantile si misurava ogni cento, ora ogni mille; la mortalità materna ogni mille, ora ogni 10mila. L’asticella dell’efficacia si è innalzata, anche per cambiamenti sociali. Senza contare che i neolaureati e gli specialisti non accettano più i piccoli ospedali».

Ecco, il tema del personale che rifiuta l’incarico: qual’è il quadro attuale?

«L’estate scorsa eravamo in emergenza, poi si è accelerato. I dieci ginecologi che si turnavano a Castelnovo Monti sono fuggiti il prima possibile. Nell’ultimo bando indetto, per dieci posti, i tre destinati in provincia hanno rifiutato. Ora la situazione è migliorata, ma c’è carenza di neonatologi. Il punto è la macchina organizzativa: a Reggio la sala operatoria è sempre pronta, a Scandiano per un cesareo d’urgenza occorrono 20 minuti».

E così si rischia, giusto?

«Diciamo che la domanda che noi medici ci dovremmo porre è: ci sono luoghi in cui preferirei che mia moglie e mia figlia non partorissero? Attualmente la risposta è sì».

Il primo punto: valutazione delle gravidanze. Significa che la cernita e l’indirizzamento a questo o a quell’ospedale si fa subito?

«Certo: le patologie fisiologiche in provincia, e speriamo che aumentino. Quelle patologiche al Santa Maria».

Tra i punti citate la scelta della donna. Così non viene compromessa?

«Quando si compra un’auto si possono scegliere gli accessori, ma l’airbag ci dev’essere. Il recinto di scelta è delimitato dai requisiti».

E la volontà delle donne di partorire in una ambiente più naturale?

«Al Sant’Anna il numero dei cesarei è doppio rispetto al resto della provincia, il che indica inadeguatezza. Sempre al Sant’Anna l’anno scorso su 147 parti annui, il 70% è stato segnalato con fattori di rischio: questo perché il consultorio indica anche valori appena più alti di diabete o obesità. Un modo per tutelarsi. Una naturalità apparente».

Un’altra vostra richiesta è l’assistenza domiciliare pre e post partum. Rispetto alla Francia, con l’ostetrica a domicilio per un anno, non pensate che qui sia carente?

«I servizi territoriali vanno potenziati: lo abbiamo chiesto in Regione». —


 

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