Nasce la Consulta reggiana per la legalità
Sottoscritto da 24 enti in Sala Tricolore il documento costitutivo, il sindaco Vecchi: «Atto di assunzione di responsabilità»
REGGIO EMILIA
Almeno sulla carta la mobilitazione della politica e della società civile è totale. Sono ben ventiquattro gli enti che ieri mattina hanno solennemente sottoscritto nella Sala del Tricolore il documento costitutivo della Consulta permanente per la legalità, l’organismo che si propone di porre un argine al dilagare della criminalità organizzata nel territorio reggiano, dove si trova il primo comune dell’Emilia-Romagna, Brescello, sciolto per infiltrazione mafiosa.
Al Comune di Reggio e alla Provincia, promotori dell’iniziativa, si sono affiancate le unioni dei comuni Bassa reggiana, Colline matildiche, Terre di mezzo, Tresinaro Secchia, Val d’Enza, Pianura reggiana e Unione montana, la Camera di Commercio, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali insieme al Forum del terzo settore.
Alle sedute della Consulta parteciperanno come invitati permanenti anzitutto le forze dell’ordine e le istituzioni preposte alla tutela della legalità. La necessaria consulenza sarà quindi fornita da un comitato scientifico composto da professionisti quali Stefania Pellegrini, professore associato di sociologia del diritto all’università di Bologna, ed Enzo Cicone, consulente della Commissione parlamentare antimafia.
Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il vicesegretario della Camera di Commercio Francesco Tumbiolo e, per la Regione, Gian Guido Nobili, responsabile dell’area sicurezza urbana e legalità. «La Consulta – ha detto Vecchi – rappresenta una tappa di una lunga marcia dell’impegno che ciascuno deve assumere. Non si pensi che esso possa esaurirsi con la conclusione del processo Aemilia. Questo territorio è passato in un decennio da una condizione di ingenuità e inconsapevolezza a una fase di matura e avanzata consapevolezza che ci permette di essere distanti dal correre ulteriori rischi di sottovalutazione. Oggi compiamo un atto di assunzione di responsabilità facendo sistema nell’affrontare uno dei temi più critici della contemporaneità. Con la Consulta terremo alta nel tempo l’attenzione su questo tema» . Vecchi ha inoltre citato l’esperienza di Via Cassoli 1, il locale sottratto all’illegalità e al gioco d’azzardo e consegnato ai giovani e ad associazioni come Libera.
«Abbiamo compiuto – ha aggiunto Manghi – una scelta rilevante e significativa che si aggiunge ai tanti protocolli che, già a partire dal 2010, evidenziano come questa comunità, seppur sorpresa dall’inchiesta Aemilia, abbia comunque generato nel tempo strumenti di contrasto. Nel processo Aemilia Provincia e Comuni si sono costituiti parte civile. La Consulta apre una seconda fase nella lotta alla mafia, quella appunto della consapevolezza piena. Procediamo uniti, indirizzando alla comunità il segnale forte di un fronte comune e coeso nella lotta alle infiltrazioni malavitose».
Era presente, inoltre, una delegazione del movimento Cinque Stelle, composta dal deputato Davide Zanichelli, portavoce, e da diversi consiglieri comunali di Reggio, che hanno voluto testimoniare un forte impegno «nella lotta contro la criminalità organizzata e a favore della trasparenza», che, a loro parere, «deve essere praticata trasversalmente da ogni parte del tessuto sociale».
Le motivazioni dell’adesione alla Consulta sono spiegate da Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera, Davide Zanichelli e dalla senatrice Maria Laura Mantovani.
I parlamentari pentastellati denunciano la sottovalutazione del radicamento mafioso sul territorio emiliano, venuto alla luce con il processo Aemilia, ringraziano il prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e sottolineano la necessità di seguire le tracce dei “reati spia o sentinella”: danneggiamenti, incendi, estorsioni e minacce ai danni di persone o imprese. —
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