Sequestro gessi, duro confronto sulla perizia davanti al gip
In aula esposta la perizia contestata in più punti dall’accusa. Gli atti intanto tornano al pm Pantani e le indagini proseguono
FABBRICO. È durato oltre due ore, ieri mattina nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia, l’incidente probatorio con cui è stata acquisita la perizia chiesa dal gip, Luca Ramponi, sui gessi di defecazione sequestrati nel settembre del 2017 a Fabbrico: circa 15 tonnellate di fertilizzanti e due capannoni.
Un provvedimento che era scattato dopo le indagini dei carabinieri forestali della stazione di Gualtieri e del Nucleo investigativo di polizia ambientale del gruppo di Reggio Emilia e che vede iscritto nel registro degli indagati un imprenditore bresciano 55enne, legale rappresentante della ditta bresciana che ha trattato quel materiale e lo ha portato e stoccato a Fabbrico. A dare il là agli accertamenti erano state le molteplici segnalazioni di cattivi odori arrivare alle autorità da parte di numerosi cittadini, dopo lo spandimento delle sostanze nei terreni.
Il quesito posto dal gip al perito, il professor Aldo Roda dell’Università di Bologna, riguarda l’analisi chimico-biologica della sostanza sequestrata per dire se possa o meno essere considerata fertilizzante. E se questa possa essere in qualche modo pericolosa per l’uomo e l’ambiente.
La relazione e l’esposizione del perito è stata duramente contestata da pm titolare dell’inchiesta, Maria Rita Pantani, e dal suo perito che ha proposto numero osservazioni.
All’udienza era presente l’indagato coi suoi avvocati, che ha anche fatto acquisire agli atti documentazione scientifica relativa alle sostanze contenute nei gessi per dimostrarne la non pericolosità.
La posizione dell’accusa è forte dell’ultima sentenza del tribunale del riesame, che lo scorso autunno, aveva negato il dissequestro dell’area e dei materiali, come aveva invece richiesta l’indagato.
I dati ai quali il Riesame ha fatto riferimento nella sua sentenza all’epoca erano quelli dell’Arpa Emilia Romagna, che avevano fatto emergere come nei gessi di defecazione oggetto del sequestro erano presenti sostanze pericolose per la salute e l’ambiente in misura superiore a quanto consentito dalla legge. Sotto accusa la concentrazione di idrocarburi che era stata rilevata come 14 volte superiore al limite consentito, quello dei fenoli di 11 volte superiore. Il multifenolo - sostanza considerata tra le altre cose cancerogena - di 5890 volte superiore ai limiti di legge.
Il tribunale del riesame aveva dunque concordato con il giudice per le indagini preliminari che aveva disposto e confermato il sequestro del materiale.
Ora, dopo l’incidente probatorio, tutto torna nelle mani del pubblico ministero Maria Rita Pantani per il prosegue delle indagini che culmineranno, è facile immaginare, nella richiesta di rinvio a giudizio. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google