La sorella di Stefano Moretti, morto dopo l'incidente in moto sul Ponte Enza: «Era un orso dolce»
Barbara, sorella del 37enne morto dopo l'incidente in moto sul ponte dell'Enza, si rivolge ai tanti amici del fratello Stefano: «Bevete una Ceres alla salute della sua nuova vita»
GATTATICO. «Vorrei lanciare un messaggio agli amici di mio fratello: bevete una Ceres alla salute della sua nuova vita». Così, con la voce incrinata, Barbara Moretti, sorella maggiore di Stefano, si rivolge ai tantissimi amici che lo piangono.
Era un omone massiccio, Stefano, conosciuto da tutti come “il moro” («non so l’origine del soprannome, immagino dal cognome, tra l’altro era di carnagione chiara»), ma dall’animo buono e scherzoso. «In fondo un orsacchiotto dolce».
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Stefano abitava in via Andrea Costa 10 – il quartiere laterale a via Manfredi, nella parte della frazione verso la ferrovia di Sant’Ilario – da sempre, insieme alla sorella impiegata e ai genitori Marcello, 78 anni, ex operaio in pensione dell’allora fabbrica Superbox e poi del Mulino Maioli a Sant’Ilario, e alla mamma Elvira, anche lei ex operaia Superbox.
Al campanello dell’abitazione, ieri alle 5.15, hanno suonato i carabinieri, forieri della triste notizia. «Solo verso le 10 ho avuto il coraggio di andare sul posto: si vedevano sull’asfalto i segni neri delle frenate». Sul perché di quella sbandata anche Barbara si interroga: un colpo di sonno? Un ostacolo improvviso sulla carreggiata?.
«Stefano era prudente: lo dimostra il atto che non era mai stato coinvolto nemmeno in un tamponamento, né in moto né al volante». Lavorava da almeno un decina d’anni alla Bertani Trasporti Sas di Sant’Ilario, in via Case Zinani per andare verso Montecchio, fiero del nuovo tir Scania bianco. Un tragitto breve, da Taneto a ponte Enza, percorso mille volte; e i residenti in zona il ponte, con la sua semicurva all’imbocco e le sue insidie, lo conoscono bene. «Si vede che il destino era su quella strada quella notte», commenta con un filo di voce Barbara.
La moto l’aveva comprata appena tre mesi fa. «Ne aveva un’altra in passato che aveva venduto. Poi ha comprato quella Suzuki 1000 della quale andava molto orgoglioso: la chiamava “la mia bimba”. E aveva intenzione di andare in ferie in moto, ad agosto».
Il sabato sera Stefano l’ha passato con alcuni colleghi di lavoro “Da Franco”, la storica trattoria Pambianchi all’incrocio di Taneto; è stato visto mangiare e scherzare sotto la veranda fino a mezzanotte. «Credo che festeggiassero un collega che andava in pensione», prosegue Barbara, che non sa dove fosse diretto Stefano a fine serata.
«Lui era piuttosto riservato sui suoi movimenti. Però i luoghi che frequentava erano sempre gli stessi: il bar Tam Tam vicino al Conad a Taneto, il bar Movie vicino al Forum a Sant’Ilario e infine un bar dopo il ponte, sulla destra andando verso Parma, dove aveva un’altra compagnia. È possibile che andasse lì».
Stefano era quasi sempre al lavoro, «con il camion non aveva orario». Nel poco tempo libero amava seguire le sue passioni: «Giocare con il nostro cane, Teo, vedere le partite della Juventus, ascoltare Vasco Rossi». E gli amici, tanti amici, che ieri hanno letteralmente inondato i social network di messaggi di condoglianze, a commento dell’annuncio postato da Barbara: «Stefano questa notte ha avuto un incidente in moto.
Il Moro vi saluta dal cielo ragazzi. Fatelo vivere nei vostri cuori, sarà il regalo di ognuno di voi», firmato «la sister». «Uno degli ultimi ricordi che ho è una discussione: io brontolavo e lo rimproveravo perché in casa non aiutava – conclude Barbara –. Questa volta l’ha fatta grossa».
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