Gazzetta di Reggio

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aemilia 

«Le colpe di Sarcone non ricadano sul fratello Gianluigi»

di Enrico Lorenzo Tidona

Per il difensore le ricostruzioni dei pentiti sono inattendibili «Effetti deleteri della figura di Nicolino sul mio assistito»

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Pentiti inattendibili, la nuova vita come semplice imprenditore dopo la scarcerazione di 18 anni fa, la politica e l’affare Sorbolo. Sono i quattro capitoli annunciati nella discussione di Stefano Vezzadini in difesa di Gianluigi Sarcone (47 anni). Solo il primo capitolo è stato sviscerato ieri, in un’aula semi vuota, dall’avvocato che non ha dubbi sull’innocenza del suo assistito, accusato di associazione di stampo mafioso, la cui posizione si è andata aggravando con il procedere del processo Aemilia.

Ora, infatti, è ristretto al carcere duro, considerato il nuovo referente – al posto del fratello Nicolino Sarcone, già condannato a 15 anni nell’appello di Aemilia – della cosca emiliana di ’ndrangheta gemmata dalla locale cutrese dei Grande Aracri.

«È con non poca emozione e altrettanta angoscia che prendo la parola nell’interesse del mio assistito – l’incipit di Vezzadini – Emozione che scaturisce finalmente nel vedere chiudere i battenti di questo processo. Una profonda angoscia che deriva dal fatto che chi vi parla è estremamente convinto di difendere un innocente».

Un processo che Vezzadini, prima di entrare nel merito, ritiene poi «singolare e su cui tanti hanno scritto di tutto, in cui sono state mosse anche accuse di ogni genere, anche nei confronti degli avvocati» tiene a precisare. Vezzadini dice di voler sfatare le teorie e attenersi ai fatti: «È falso l’assunto che i fratelli di ’ndranghetisti siano ’ndranghetisti a loro volta» dice gettando la croce solo su Nicolino Sarcone per liberare Gianluigi dalle pesanti accuse. Poi l’affondo sui collaboratori di giustizia, alcuni dei quali hanno inquadrato Gianluigi come nuovo referente: «È stato detto che il 18 aprile 2017 gli imputati avrebbero deciso di abbandonare tutti l’aula, decisione presa da Gianluigi e comunicata agli altri detenuti che come fantocci si sarebbero piegati. Ma nessuno si è preoccupato di vedere se Sarcone era in udienza o no quel giorno».

La stoccata è per il pentito Salvatore Muto, poi passa ad Angelo Salvatore Cortese, a Vrenna, Martino, D’Amato: tutti pressoché «inattendibili» sulle vicende che toccano il suo assistito. «La Cassazione stessa ha detto che Cortese mente. Nonostante fosse il braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri, dice di aver partecipato a una riunione con gli Arena in cui venne deciso di uccidere Ernesto Grande Aracri. È illogico».

I passaggi di Cortese anche su Gianluigi Sarcone «fanno acqua da tutte le parti». «La vicenda Sorbolo utilizzata dalla procura fare forza all’esistenza dell’associazione criminale» dice Vezzadini parlando della speculazione immobiliare che sarebbe stata finanziata con i soldi della cosa. «Gianluigi non faceva parte della cosca perché lì aveva agito contro gli asseriti sodali. Torniamo quindi a parlare di quelli che possono essere gli effetti deleteri purtroppo delle figura di Nicolino Sarcone sul fratello Gianluigi». —



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