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L’INTERVISTA 

«Le Province sono necessarie perché vicine ai cittadini»

«Le Province sono necessarie perché vicine ai cittadini»

Il presidente Giammaria Manghi dopo l’assemblea nazionale a Bergamo «Ora serve una fase 2, devono essere modificate le leggi Delrio e regionali» 

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REGGIO EMILIA. Per le Province è il tempo della fase 2, dopo una riforma – quella introdotta nel 2014 con la Legge 56 che, attraverso il referendum costituzionale, avrebbe poi dovuto portare alle Aree vaste – di fatto arenatasi proprio in seguito all’esito referendario. I pesanti tagli imposti dalle manovre finanziarie hanno fatto il resto, col risultato di rendere assai complessa l’amministrazione dei territori e mettere a rischio i servizi essenziali ai cittadini. Di come uscire da questo impasse, i presidenti di tutte le Province d’Italia hanno discusso per due giorni a Bergamo. All’assemblea – che ha approvato un documento che sollecita il Governo a una non più rinviabile ri-definizione dell’ente – è intervenuto anche il presidente della Provincia di Reggio Emilia e presidente regionale dell’Upi, Giammaria Manghi.

Presidente Manghi, cosa serve innanzitutto?

«Occorre riaffermare la imprendiscibilità delle Province all’interno dell’architettura istituzionale complessiva dello Stato, conferendo loro una precisa identità e caratterizzazione, a partire da funzioni certe e conseguenti risorse. Le Province continuano a esistere e sono necessarie, ma questo non è ancora un dato pienamente acquisito, né dal punto di vista sostanziale né per quanto riguarda l’immaginario collettivo. Al Governo chiediamo, oltre ovviamente a risorse adeguate a svolgere le funzioni che ci competono, di riaffermare il ruolo delle Province, al di là del loro permanere in Costituzione. Da questo punto di vista, il rientro delle Province nel testo unico degli enti locali sarebbe un passo in avanti importante, sia sul versante giuridico-amministrativo, che su quello della sostanza».

Come andrebbero caratterizzate queste Province post-riforma?

«Prima di tutto definendo in maniera precisa le loro funzioni fondamentali. Oggi noi siamo, anche per l’opinione pubblica, l’ente che si occupa di strade e scuole. Lo prevede la Legge Delrio, attribuendo alle Province anche una funzione strategica come la pianificazione territoriale e l’ambiente, competenza che le Regioni spesso hanno avocato a sé. Questo è quello che dobbiamo poter fare compiutamente, oltre a garantire un supporto tecnico-amministrativo ai Comuni, specie medio-piccoli: la cosiddetta funzione “casa dei Comuni”, una delle diverse positive novità – al pari della valorizzazione dei sindaci nella gestione di area vasta – introdotte da una legge di transizione, in vista di una riforma costituzionale che non c’è stata, che oggi, pertanto, necessita di modifiche».

Cos’altro è necessario a suo parere?

«Assicurare prossimità ai territori e vicinanza alle comunità nell’esercizio delle azioni amministrative che attengono la quotidianità. Dopo circa 3 anni è importante aprire un confronto con le Regioni su quali modifiche eventualmente apportare alle norme (regionali) di recepimento della Legge 56, a maggior ragione dove, come in Emilia-Romagna, si è avviato il percorso del regionalismo differenziato».

In che senso?

«Nel senso che l’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione è una opportunità in più per garantire risposte rapide ed efficaci alle esigenze di comunità che, soprattutto oggi, hanno bisogno di avere un riferimento diretto con gli amministratori pubblici. In questo le Province, una volta ridefinite con una nuova e piena riconoscibilità, possono svolgere una funzione preziosa insieme ai Comuni ed anche alle loro Unioni, che rappresentano un livello altro di gestione amministrativa, oltretutto profondamente diffuso in Regione». —

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