Gazzetta di Reggio

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La sorella Barbara si rivolge ai tanti amici: «Bevete una Ceres alla salute della sua nuova vita» «Il destino era su quella strada. Lo rimproveravo perché non aiutava in casa. L’ha fatta grossa» 

«Ha comprato la moto tre mesi fa e l’avrebbe usata per le ferie»

«Ha comprato la moto tre mesi fa e l’avrebbe usata per le ferie»

GATTATICO. «Vorrei lanciare un messaggio agli amici di mio fratello: bevete una Ceres alla salute della sua nuova vita». Così, con la voce strozzata dal pianto, Barbara Moretti, sorella maggiore di...

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GATTATICO. «Vorrei lanciare un messaggio agli amici di mio fratello: bevete una Ceres alla salute della sua nuova vita». Così, con la voce strozzata dal pianto, Barbara Moretti, sorella maggiore di Stefano, si rivolge ai tantissimi amici che lo piangono. Era un omone massiccio, Stefano, conosciuto da tutti come “il moro”, ma dall’animo buono e scherzoso. «In fondo un orsacchiotto dolce».

Abitava in via Andrea Costa 10 – il quartiere laterale a via Manfredi – da sempre, insieme alla sorella impiegata e ai genitori, il padre Marcello, 78 anni, operaio in pensione dell’allora fabbrica Superbox e poi del Mulino Maioli a Sant’Ilario, e la mamma Elvira, ex operaia Superbox. Al campanello di casa, ieri alle 5.15, hanno suonato i carabinieri, per dare la tragica notizia. «Solo verso le 10 ho avuto il coraggio di andare sul posto: si vedevano sull’asfalto i segni delle frenate».

I DUBBI. Sul perché di quella sbandata anche Barbara si interroga: un colpo di sonno? Un ostacolo improvviso sulla carreggiata? «Stefano era prudente: lo dimostra il fatto che non era mai stato coinvolto nemmeno in un tamponamento, né in moto né al volante».

CHI ERA. Lavorava da almeno un decina d’anni alla Bertani Trasporti Sas di Sant’Ilario, in via Case Zinani, fiero del nuovo tir Scania bianco.

Un tragitto breve, da Taneto a ponte Enza, percorso mille volte; e i residenti in zona il ponte, con la sua semicurva all’imbocco e le sue insidie, lo conoscono bene. «Si vede che il destino era su quella strada quella notte», commenta Barbara.

MOTO NUOVA. La moto l’aveva comprata appena tre mesi fa. «Ne aveva un’altra in passato che aveva venduto. Poi ha comprato quella Suzuki 1000 della quale andava molto orgoglioso: la chiamava “la mia bimba”. E aveva intenzione di andare in ferie in moto, ad agosto».

LA SERATA DI SABATO. Il sabato sera Stefano l’ha passato con alcuni colleghi di lavoro “Da Franco”, la storica trattoria Pambianchi all’incrocio di Taneto: ha mangiato e scherzato sotto la veranda fino a mezzanotte. «Credo che festeggiassero un collega che andava in pensione», prosegue Barbara, che non sa dove fosse diretto Stefano a fine serata. «Era piuttosto riservato sui suoi movimenti. Però i luoghi che frequentava erano sempre gli stessi: il bar Tam Tam a Taneto, il bar Movie a Sant’Ilario e un bar dopo il ponte, sulla destra andando verso Parma, dove aveva un’altra compagnia. È possibile che andasse lì».

IL LAVORO. Stefano era quasi sempre al lavoro, «con il camion non aveva orario». Nel poco tempo libero amava seguire le sue passioni: «Giocare con il nostro cane, Teo, vedere le partite della Juve, ascoltare Vasco». E gli amici, che ieri hanno inondato i social di messaggi di condoglianze, a commento dell’annuncio postato da Barbara: «Stefano questa notte ha avuto un incidente in moto. Il Moro vi saluta dal cielo ragazzi. Fatelo vivere nei vostri cuori, sarà il regalo di ognuno di voi», firmato “la sister”. «Uno degli ultimi ricordi che ho è una discussione: io brontolavo e lo rimproveravo perché in casa non aiutava – conclude Barbara – Questa volta l’ha fatta grossa». —

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