Toano, così diciotto giovani disabili hanno imparato l’autonomia
Primo bilancio per “La casa della Corte”, il progetto abitativo realizzato a Cavola Nell’appartamento senza barriere hanno vissuto insieme per alcuni mesi
TOANO. Tempo di bilanci e di ripartenze per “La casa della Corte”, il progetto inclusivo che a Cavola ha coinvolto complessivamente 18 ragazzi disabili: questi giovani hanno avuto un’esperienza abitativa autonoma in un appartamento attrezzato e seguito, messo a disposizione dalla fondazione “Durante e Dopo di Noi” di Reggio Emilia.
La fondazione è una realtà benefica nata da genitori impegnati nella costruzione di percorsi di appoggio a disabili quando queste persone si troveranno – per inesorabili motivi anagrafici – senza il sostegno delle loro madri e dei loro padri. Il progetto – costato 47 mila euro ed attuato tramite fondi nazionali – è partito il 24 ottobre scorso e proseguirà per tutto il mese di luglio. Fra pochi giorni, giovedì 5 luglio, nella corte di Cavola su cui si affaccia l’abitazione si terrà anche una festa conclusiva per celebrare questa prima fase. Dalle 20 i ragazzi che hanno condiviso le attività e le loro famiglie accoglieranno tutte le persone presenti.
Le buone notizie non si fermano qui. Il gruppo alpini di Corneto di Toano, a pochi cilometri da Cavola, ha deciso di sostenere anche “La casa della corte” con i fondi raccolti grazie alla festa della solidarietà alpina.
A inizio settembre è prevista la consegna ufficiale, in una cerimonia a Baiso. La casa di Cavola rimarrà poi chiusa per il mese di agosto, da settembre si punta a ripartire anche grazie all’erogazione di nuovi finanziamenti regionali. Un bilancio positivo per questa sperimentazione, la prima del genere in Appennino.
L’appartamento è stato messo a disposizione delle istituzioni locali dalla fondazione “Durante e dopo di Noi” ed è stato vissuto per diversi mesi da un gruppo disabili. L’abitazione è priva di barriere architettoniche e all’interno i ragazzi hanno cominciato a confrontarsi con l’autonomia della vita quotidiana, dalla programmazione del pranzo alla spesa sino alla preparazione delle pietanze e al riordino degli ambienti.
Un tentativo ambizioso che, oltre a permettere alle persone con disabilità di costruire gradatamente un proprio progetto di vita autonomo al di fuori del contesto familiare, vuole misurare la capacità dell’intera comunità di prendersi in carico i soggetti più deboli. Un confronto inevitabile, dopo un lungo periodo in cui la disabilità era prima di tutto un tema famigliare. L’anagrafe e i cambiamenti delle strutture sociali e relazionali, impongono un cambiamento. La priorità non è più l’assistenza diretta quanto l’educazione all’autonomia, anche sul lungo periodo. —
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