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«Faida sullo statuto dell’Unione ente più lontano dai cittadini»

Le opposizioni sull’ordine del giorno proposto dal Pd che era passato a San Polo Negava la presidenza a chi non trasferiva tutti i servizi: Campegine e Sant’Ilario

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VAL D’ENZA. Alla fine, l’ordine del giorno è stato bocciato ieri sera, all’unanimità, nel Consiglio dell’Unione Val d’Enza. Ma per le opposizioni, in una nota, resta di rilevanza politica l’approvazione che invece ha ottenuto, nei mesi scorsi in consiglio comunale a San Polo, il documento presentato dall’allora capogruppo del Pd, Mauro Rossi, sulla modifica dello statuto dell’Unione, riguardo alla nomina del suo presidente.

LA MOZIONE. «La mozione a una prima lettura sembra innocua. Recita: è ineleggibile alla carica di presidente il sindaco di un Comune che non ha trasferito all’Unione una funzione e/o servizio del proprio Comune tra quelle gestite in forma associata dall’Unione stessa e previste dalla Regione nell’ambito del piano di riordino territoriale» scrivono in una nota Maurizio Vergallo (Bibbiano Bene Comune), Marco Bertolini (Gattatico Bene Comune) e Narascia Cersosimo (Movimento 5 Stelle Cavriago).

«La questione riguarda l’attribuzione della funzione gestione del personale da parte dei Comuni della Val d'Enza all'Unione. Lo studio di fattibilità propedeutico al trasferimento aveva fatto emergere come questa attività avrebbe comportato un risparmio di soldi da parte dei singoli Comuni, e quindi dei cittadini , ma all’atto dell’approvazione del trasferimento i Comuni di Sant’Ilario e di Campegine con motivazioni assai deboli non hanno conferito questo servizio - vanno avanti - Nel corso del dibattito abbiamo sollevato il tema del nodo politico, che mette in risalto come nell'Unione esistano divisioni legate al campanilismo e a tornaconti paesani definendo inspiegabili e risibili le motivazioni addotte dai sindaci, specialmente quelle di Sant’Ilario da parte di Marcello Moretti, ma la proposta ha avuto il suo seguito come sempre con una maggioranza del Pd compatta a difendere l'Unione e anche le sue scelte fatte non per il bene comune, per risparmiare sulle spese, bensì per tutelare piccoli orticelli elettorali».

IL CASO POLITICO. «La mozione votata nel consiglio comunale di San Polo dal Pd e da quasi tutte le opposizioni esprime una sorta di censura nei confronti della scelta dei sindaci Moretti e Artioli, perchè la loro scelta avrebbe fatto perdere contributi regionali vista la loro mancata adesione comportando un danno economico e gestionale all'Unione stessa» scrivono ancora. Anche se, nel frattempo, la norma regionale è stata modificata e la scelta di Sant’Ilario e Campegine non penalizza l’Unione dal punto di vista dei contributi regionali (ragione per cui l’ordine del giorno non è passato ieri sera).

«A nostro parere questa è l'ennesima dimostrazione della necessità di un cambiamento dell'Unione nei termini di rappresentanza e organizzazione; questa faida tra i sindaci denota la inefficienza dello strumento laddove prevalgono gli interessi particolari campanilistici su quelli generali, L'Unione ha, con questa mozione, dimostrato il mancato raggiungimento degli obiettivi che si proponeva e che il raccordo tra i Comuni sono soltanto legati a fattori contingenti. Da tempo - sottolineano - proponiamo una modifica della rappresentanza dell’Unione, che diventa sempre di più un ente con funzioni e servizi al contatto con le persone ma che si dimostra sempre di più lontano dai cittadini». —

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