Il falco Storchi sale a Unindustria e boccia subito la riforma Di Maio
Severi cede lo scranno all’ex presidente di Federmeccanica «Governo frettoloso: sbagliato cancellare così il Jobs act»
L’architetto ha passato il testimone all’industriale. Mauro Severi ha ceduto ieri lo scranno di presidente di Unindustria Reggio a Fabio Storchi, patron della Vimi Fasteners di Novellara ed ex presidente di Federmeccanica. Un falco rispetto al salotto abitato dalle colombe dell’industria reggiana, che alla prima uscita si lancia in picchiata contro la riforma del lavoro targata Di Maio: «Il mio giudizio è negativo più nel metodo che nel merito. È una riforma sbagliata e messa in cantiere senza nemmeno chiederci un parere».
Nella speranza di allevare un pulcino in grado di guidare in futuro la corazzata industriale da 10 miliardi di export, gli imprenditori reggiani hanno quindi ripescato il 70enne Storchi. Decisione che, ancora una volta, ha visto un braccio di ferro tra le due anime presenti nell’associazione. Quello tra l’area moderata, formata dalla famiglia Maramotti e dai grandi industriali come Montipò, sostenuti dagli altri cavalieri del lavoro con l’appoggio anche delle piccole imprese , contro l’area più vicina ai Ferrarini, che facevano squadra prima con Landi e gli Artoni, ora più offuscati nelle geometrie di Unindustria.
Il passaggio di testimone con Severi è stato celebrato ieri con il solito canovaccio, al teatro Valli davanti agli azionisti di maggioranza di Unindustria Reggio Emilia, (come Luigi Maratotti, Franco Manfredini della Casalgrande Padana, Renato Brevini, Valerio Morra della Argo Tractors), tra video che celebrano la centralità Mediopadana e la meccanica reggiana, con tanto di regia hollywoodiana e cena finale a Villa Spalletti a Casalgrande. Tutto nel segno della tradizione, grande assente la politica nazionale, mentre è di casa ormai a Reggio il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex grillino ora in sintonia con il Pd, vicino al sindaco Luca Vecchi, che plaude a Severi e Storchi e al «fare insieme» reggiano.
L’attenzione per le grandi opere è presente nel mandato di Storchi, pur essendo il pallino di Severi, che aveva chiuso l’assemblea dell’anno scorso con il faraonico progetto del Politecnico presentato dall’archistar Santiago Calatrava. Storchi è uomo di fabbrica, forte su contratti e lavoro, e bisognerà vedere che fine faranno i progetti legati a infrastrutture e mobilità. Resta però la leva della Mediopadana, nodo ad alta velocità che promuove Reggio capitale dell’area e ha permesso agli industriali reggiani di evitare fusioni con le altre territoriali. «Dobbiamo traghettare le imprese verso la quarta rivoluzione industriale e fare sistema a livello locale per costruire il futuro di Reggio, che promette tanto grazie a questa dotazione incredibile che è la stazione Mediopadana», è infatti la sintesi del programma tracciata ieri da Storchi.
Con Storchi al comando l’accento torna subito sulle fabbriche e sul lavoro. Il “decreto dignità” è bollato come una riforma del lavoro a sfondo elettorale, primo vero scontro tra le categorie economiche e il nuovo governo giallo-verde. Proprio il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, si è intestato la riforma che prevede una stretta ai contratti a termine per stabilizzare i precari. «Non riesco a capire come un governo dopo un mese, senza aver fatto un’ora di confronto con le imprese, possa modificare una legge sul lavoro mettendo in discussione un provvedimento come il Job act che in questi anni ha dimostrato di creare occupazione. Serve un confronto sereno» chiede ora Storchi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
