Gazzetta di Reggio

Reggio

’ndrangheta 

Aemilia bis, a sorpresa ricominciano a parlare i pentiti Valerio e Muto

Tiziano Soresina
Aemilia bis, a sorpresa ricominciano a parlare i pentiti Valerio e Muto

I due collaboratori di giustizia saranno sentiti dopo l’estate Al lavoro il perito per la trascrizione di ulteriori intercettazioni

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Dopo l’estate torneranno a risuonare nel nostro tribunale le parole dei pentiti di ’ndrangheta.

Non stiamo alludendo al maxiprocesso Aemilia (che a fine settembre potrebbe aver già chiuso i battenti con la storica sentenza) ma a quel troncone conosciuto come “Aemilia bis” che per l’accusa ha al centro vorticose intestazioni fittizie a prestanome per nascondere i patrimoni degli uomini legati alla cosca emiliana.

Un troncone processuale peraltro già smembratosi in tre parti e che nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia vede sette persone alla sbarra: Francesco Giglio, Antonio Giglio e Gaetana Crugliano (rispettivamente padre, fratello e madre del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio), Giulio Giglio, Giovanna Giglio, il commercialista crotonese Donato Agostino Clausi e l’imprenditore reggiano Mario Mazzotti.

Come richiesto dall’accusa, verranno quindi sentiti anche in questo procedimento i pentiti Antonio Valerio e Salvatore Muto, ma anche i carabinieri di Modena che hanno investigato sotto il coordinamento della Dda di Bologna.

Saranno udienze molto contrastate, perché già nel maxiprocesso Aemilia le deposizioni dei collaboratori di giustizia hanno alzato fior di polveroni, con controinterrogatori pieni di tensione.

Intanto agli atti vi è già una corposa mole di intercettazioni (qualche migliaio di pagine), inoltre l’avvocato bolognese Fausto Bruzzese (difende sei imputati) ha chiesto la trascrizione di circa 360 ulteriori intercettazioni, a cui si è opposto il pm antimafia Beatrice Ronchi. Sul punto la Corte – presieduta da Giovanni Ghini, a latere i giudici Luca Ramponi e Chiara Alberti – ha già preso una decisione.

Ha infatti incaricato il perito Giampiero Benedetti di verificare se di questi 360 discorsi captati ve ne siano già di trascritti nel maxiprocesso (e in effetti il professionista ne ha trovati un’ottantina), inoltre di quelli non rientranti ne è stata ammessa la trascrizione di solo una parte (dando 90 giorni di tempo per il deposito). La difesa vuole dimostrare che l’imprenditore Giuseppe Giglio – ora pentito – con i trasferimenti della titolarità di beni non voleva eludere le misure di prevenzione, ma evitare l’azione delle banche e del curatore fallimentare. La pensa diversamente la Dda, specie sul commercialista Clausi, indicato come uomo di fiducia di Giuseppe Giglio e specialista nell’occultare l’effettivo proprietario delle società costituite.—


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google