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Ferrarini, un caldo dossier tra appetiti e retromarce

Enrico Lorenzo Tidona
Ferrarini, un caldo dossier tra appetiti e retromarce

Arriva la smentita ai rumors dal gruppo Amadori: «Non siamo interessati» I fondi messi alla porta potrebbero rientrare ma serve un accordo con la famiglia

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REGGIO EMILIA. Trattative abortite, tensioni finanziarie, smentite dell’ultima ora: sembra che tutti vogliano i prosciutti Ferrarini ma si fatica ancora a trovare qualcuno in grado di comprarli. Se fosse un titolo in Borsa sarebbe probabilmente tra i più scambiati. Un gruppo leader dell’agroalimentare, industrialmente efficiente ma in tensione finanziaria (250 milioni di debiti) con ricavi per 300 milioni e un mercato che tira la volata all’agroalimentare italiano nel mondo insieme ad altri alfieri della nostra tavola come Parmigiano-Reggiano o aceto balsamico (che Ferrarini peraltro produce con un altro ramo d’azienda).

Dopo la notizia del recesso unilaterale inviato pochi giorni fa dal gruppo reggiano ai due fondi Italmobiliare e QuattroR - decisi a rilevare con 100 milioni il 90% del ramo prosciutti Ferrarini-Vismara - è giunta ieri la smentita del gruppo Amadori. Un colosso delle carni da 1,2 miliardi di ricavi, tirato in ballo da fonti finanziarie ma che ieri ha smentito di essere in lizza per acquisire i prosciutti dell’azienda reggiana.

Amadori in una nota ha bollato le notizie di acquisto di Ferrarini come «speculazioni». «Tali speculazioni sono basate sulla lettura di altre fonti giornalistiche e vengono smentite con decisione dal Gruppo Amadori». «Come noto al mercato - prosegue il gruppo avicolo - alcuni investitori istituzionali hanno già dichiarato di aver avviato l'esame e le valutazioni propedeutiche ad un possibile ingresso nel Gruppo Ferrarini e ogni iniziativa, in pendenza di tali rapporti negoziali, sarebbe contraria ai principi del Gruppo Amadori». Una pietra tombale sul dossier.

Italmobiliare e QuattroR stanno però valutando la validità del recesso unilaterale di Ferrarini dalla trattativa con i propri legali. I due fondi aveva ricevuto infatti «dai soci del Gruppo Ferrarini una unilaterale dichiarazione di interruzione delle trattative in essere, il cui avvio era stato comunicato lo scorso 13 giugno». Lo hanno reso noto i due fondi con un comunicato, nel quale «si riservano ogni iniziativa a tutela dei propri diritti».

I legali dei due fondi dovrebbero cercare un pertugio non per una guerra di carte ma per rientrare nel progetto di cessione, per il quale serve però l’accordo con la famiglia Ferrarini . Italmobiliare aveva avviato, insieme al fondo QuattroR, l’esame e le valutazioni propedeutiche al possibile ingresso con una quota di maggioranza nei salumi Ferrarini.

L’investimento, che sarebbe perseguito su base paritetica dai due investitori, era subordinato agli esiti della due diligence per verificare l’opportunità e l'effettivo interesse a procedere. Non si è nemmeno arrivati alla fase iniziale dell’analisi del libri contabili che l’azienda reggiana si è sfilata. È nella ragione di questo rifiuto che sta tutto il succo del discorso. L’azienda deve essere sollevata dal peso dei debiti. È anche vero, sempre secondo i rumors, che la stessa manager del gruppo, Lisa Ferrarini, non vorrebbe cedere parti così rilevanti dell’azienda, per poter mantenere poi un peso specifico anche nel mondo Confindustriale, essendo vice presidente nazionale, con l’aspirazione di restare al vertice della sigla nazionale. —


 

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