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Caso Ghini al Csm: chiesta l’archiviazione

Tiziano Soresina
Caso Ghini al Csm: chiesta l’archiviazione

Reggio Emilia: voto unanime della Prima Commissione, non riscontrata incompatibilità ambientale. Ora l’ultima parola spetterà al plenum 

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REGGIO EMILIA. Il primo round va al giudice Giovanni Ghini.

Stiamo parlando della delicata vicenda amministrativo-disciplinare che ruota da quasi un anno attorno al provvedimento di scarcerazione emesso nell’agosto scorso dopo l’interrogatorio di garanzia, in cui il magistrato reggiano (nelle vesti di gip) aveva corroborato la sua presa di posizione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – si legge nell’ordinanza – «si è messo da solo agli arresti domiciliari». Motivazioni che avevano alzato un polverone, trattandosi di un reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un 13enne affetto da disabilità cognitive e vicino di casa dell’orco.

Su questa decisione del giudice Ghini si era mosso sia il Consiglio superiore della magistratura (Csm) investendo la Prima Commissione (da valutare l’incompatibilià ambientale), sia il ministro della Giustizia (al tempo il ruolo era ricoperto da Andrea Orlando) che aveva innescato l’azione disciplinare di cui si occupa il procuratore generale della Cassazione (incarico ricoperto sino a fine 2017 da Pasquale Ciccolo per poi essere sostituito da Riccardo Fuzio).

Ebbene, la Prima Commissione del Csm – con voto unanime – ha deciso per l’archiviazione della posizione di Ghini relativamente all’incompatibilità ambientale. Con questa votazione significativa ora la “palla” passa al plenum del Csm per la decisione definitiva. In questi mesi il giudice reggiano era stato sentito sulla vicenda dalla Prima Commissione del Csm, come è stato sentito (ma assistito dal legale di fiducia) dal procuratore generale di Cassazione nell’ambito del filone disciplinare.

Il procedimento sarebbe ancora aperto, comunque al termine dell’istruttoria saranno due le strade che il procuratore generale potrà imboccare: chiedere il rinvio a giudizio oppure l’archiviazione. Anche in questo caso l’ultima parola spetterà al plenum del Csm.

La vicenda aveva fatto molto discutere e provocato polemiche. Il 24 agosto scorso l’associazione contro la pedofilia “La Caramella Buona” aveva organizzato una manifestazione davanti al tribunale di Reggio Emilia. Il 21 settembre il Riesame di Bologna aveva accolto il ricorso del pm Maria Rita Pantani (titolare dell'inchiesta) contro la decisione del gip Ghini e decise il trasferimento in carcere.

Il 9 aprile è stato condannato a 5 anni e 4 mesi il pakistano che ha confessato di aver abusato del connazionale 13enne. Una vittima con disabilità mentale dovuta a un ritardo che lo porta ad avere una percezione della realtà pari a quella di un bimbo di 8 anni. Il giudice Luca Ramponi ha riqualificato il reato da violenza sessuale ad atti sessuali con minori. —
 

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