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La Corte d’appello scagiona Cesi da tutto

Tiziano Soresina
La Corte d’appello scagiona Cesi da tutto

I giudici respingono l’impugnazione della Procura su 12 capi d’imputazione e dichiarano prescritta la violenza privata

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Scagionato da tutto Roberto Cesi, l’ex comandante della caserma dei carabinieri di Correggio.

Ieri la prima sezione penale della Corte d’appello di Bologna non solo ha dichiarato inammissibile l’impugnazione presentata dal procuratore generale (il magistrato voleva ridiscutere solo 12 dei 26 capi d’imputazione da cui il luogotenente era stato assolto in primo grado nel marzo di due anni fa), ma ha pure dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione relativamente all’unica accusa che aveva visto il militare condannato a Reggio Emilia con un mese di reclusione (pena sospesa), cioè la violenza privata. Questo capo d’imputazione è stato impugnato in Appello dalla difesa, ma nel frattempo è maturata la prescrizione.



Stiamo parlando di una vicenda minore dell’articolato procedimento: i fatti risalgono al 2010, quando gli studenti dell'istituto Einaudi organizzarono l'occupazione della scuola. Secondo le ricostruzioni emerse in fase processuale, Cesi avrebbe vietato lo svolgimento dello Student Party, dopo che gli alunni dell'Einaudi si erano rifiutati d'interrompere l'occupazione, come richiesto più volte dal luogotenente. Ieri anche quest’accusa è stata spazzata via, al termine delle circa due ore in cui è durato il processo di secondo grado. Diversamente dal procedimento svoltosi a Reggio Emilia, stavolta non si è costituita parte civile Franca Giacobazzi (l’unica delle 22 parti lese che aveva chiesto i danni ).



«Abbiamo affrontato l’ultimo passaggio di questa Via Crucis – commenta a fine-udienza l’avvocato difensore Giuseppe Rossodivita – anche se ho sempre dichiarato di non essere minimamente preoccupato, in quanto sapevo Cesi totalmente estraneo a queste vicende. Ora speriamo che l’accanimento della Procura termini qui».Dietro all’esito in Appello vi sono quattro anni d’indagine, un lungo processo a Reggio Emilia (14 udienze, un centinaio di testimonianze) e non poche tensioni in aula.



«L'unità di indagine – aveva affermato Rossodivita durante l’arringa tenuta a Reggio Emilia – è stata impermeabile alle istanze, ad esempio, di acquisizione di tabulati telefonici per chiarire».

Il legale aveva chiesto anche che venisse valutata l'attendibilità di alcuni testi, animati da astio verso Cesi che – aveva rimarcato l’avvocato – si è sempre distinto per avere adempiuto ai suoi doveri istituzionali. «Avrà modi sbrigativi – aveva aggiunto – ma sempre nell'assicurare il prodotto che la sua figura doveva garantire alla cittadinanza. Facendo una stima, con i suoi modi Cesi ha evitato che 2.500 querele pervenissero alla Procura: è un servizio reso al territorio. E invece di dire grazie, si mette sotto accusa il modo di essere carabiniere». —



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