«Vedo nell’attuale Governo la deriva xenofoba e populista»
Intervista ad Alessandro Carri, che nel 1960 era in piazza insieme ai Martiri «Impossibile dimenticare il rumore di quelle raffiche di mitra e i loro corpi a terra»
REGGIO EMILIA
Alessandro Carri era in piazza il 7 luglio 1960. Nato Reggio nel 1931, allora era il segretario della Federazione giovanile comunista, che contava 13mila iscritti nella nostra provincia. Nel 1972 sarebbe stato eletto deputato del Pci, nel 1976 senatore. È stato anche sindaco di Canossa e di Carpineti.
Che cosa le è rimasto più impresso di quell’eccidio?
«L’improvviso ululare delle sirene, i caroselli della polizia e le raffiche di mitra. Subito pensavamo che sparassero a salve. Poi vedemmo i primi morti e i tanti feriti, più di settanta. Il sindaco Cesare Campioli si espose per fare cessare la carneficina. Papà Cervi accorse a rincuorare i familiari. Il funerale fu imponente. Vi parteciparono Togliatti e Nilde Iotti».
Lo sdegno suscitato dalla strage contribuì alla successiva svolta poltica, con la nascita del primo governo di centro-sinistra?
«Vi furono in Italia molte manifestazioni contro il governo Tambroni appoggiato dai neofascisti. A Reggio, in precedenza, c’era stata la contestazione del comizio di Giorgio Almirante, segretario del Msi, per la quale fummo denunciati io e l’onorevole Otello Montanari. Nella direzione della Democrazia Cristiana il reggiano Corrado Corghi pose sotto accusa Tambroni, che si dovette dimettere. Poi Aldo Moro, segretario della Dc, operò la svolta».
Paolo Nori chiede che si faccia giustizia, rivedendo il processo che ha assolto i poliziotti che avevano sparato. È una soluzione possibile?
«“Si potrà riaprire il processo se, con l’aiuto di Istoreco, si troveranno documenti tali da individuare chi ordinò la strage. Occorre, almeno, che lo Stato riconosca l’errore, chieda perdono e conceda un indennizzo ai familiari, che hanno più volte tentato di ottenere giustizia».
C’è chi ha paragonato il governo attuale a quello di Tambroni. Lei è d’accordo?
«Le somiglianze sono tante, con l’aggravante che il governo attuale corrisponde all’orientamento europeo verso una deriva xenofoba, populista e antidemocratica. Per contrastarla si dovrebbe ricostituire un’opposizione forte come quella di allora».
Nel 1960 scesero in piazza i ragazzi dalle magliette a strisce, giovani operai che aderivano in massa al Pci e alla Cgil. Oggi, invece, molti lavoratori votano per la Lega e i Cinque Stelle. Come farete a recuperarli?
«Ho fiducia che ci siano una presa di coscienza e un ripensamento da parte dei giovani, benché sul tema dell’immigrazione Salvini riscuota un largo consenso. È urgente, per il Pd, ricostituire un partito che sappia parlare ai giovani e sia il centro motore di un’unità più ampia. Faccio appello anche al sindacato, ricordando che la manifestazione del 7 luglio 1960 coincise con lo sciopero indetto dalla Cgil» . —
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