Due genitori lanciano l'allarme: «Nostro figlio minorenne è un “cannaiolo”. Aiutateci, l’estate è il periodo più difficile»
L’appello dei genitori in difficoltà: «Siamo una coppia di genitori residenti a Reggio Emilia e abbiamo due figli adolescenti.Il più grande, purtroppo, sta attraversando questo periodo molto particolare»
Pubblichiamo questa lettera di due genitori in difficoltà.
Siamo una coppia di genitori residenti a Reggio Emilia e abbiamo due figli adolescenti.
Il più grande, purtroppo, sta attraversando questo periodo molto particolare con grandi difficoltà: fa uso di cannabinoidi, frequenta compagnie poco raccomandabili, ha atteggiamenti di grande ribellione nei nostri confronti e a maggio ha definitivamente lasciato la scuola.
Da più di tre anni stiamo percorrendo tutte le strade che pensiamo possano aiutarci ad uscire nel migliore dei modi da questa dolorosa esperienza: psicologi, associazioni, educatori, ecc.
Come è facile immaginare, l’estate è il periodo in cui la gestione è molto più difficile: si interrompono tutte le attività didattiche e sportive, noi genitori dobbiamo continuare a lavorare e le giornate sono molto lunghe…
Purtroppo, quello che abbiamo dovuto constatare è l’assoluta mancanza di offerta per affrontare questo problema.
O tuo figlio si buca, ruba e vive per strada, e allora si aprono le porte della comunità, oppure hai un figlio esemplare, che vuole fare volontariato, e allora puoi mandarlo a fare l’animatore ai campi estivi o in biblioteca.
Mancano però, completamente, attività che prevedano l’affiancamento con personale specializzato nel rapportarsi con ragazzi che sì, sono “problematici” e rischiano di fare stupidaggini che poi pagheranno per il resto della vita, ma che ancora sarebbero recuperabili se assistiti da una rete di adulti che aiutassero i genitori che, al momento, si vedono etichettati dai loro figli come “quelli che non capiscono niente” e vedono respinti per principio tutti i loro sforzi di stabilire un contatto costruttivo.
È importantissimo che gli adolescenti trovino, anche al di fuori del nucleo familiare, figure di riferimento, “paterne” che li aiutino a crearsi modelli costruttivi.
Al tempo stesso tutte le associazioni che ci hanno seguito in questi anni si sono dimostrate completamente impreparate quando abbiamo chiesto se potevano aiutarci a trovare un lavoro, anche come apprendista, per nostro figlio che ha finito la scuola dell’obbligo ma che non è ancora maggiorenne.
Un impegno continuativo e che potesse aiutare ad acquistare maggiore autostima sarebbe fondamentale.
Purtroppo, pur essendo da più di venti anni attive sul territorio, ci hanno detto che l’unica soluzione era rivolgerci ai Servizi Sociali, con tutto quello che una scelta del genere comporterebbe. A nessuno è venuto in mente di creare una rete con realtà industriali, artigianali, terziarie che potessero avviare a un lavoro i nostri ragazzi.
Il nostro è un grido di aiuto: sono tantissime le famiglie che si trovano in questa situazione che, paradossalmente, per i suoi connotati border line (i nostri ragazzi non sono tossici e delinquenti ma solo “cannaroli”) presenta difficoltà enormi di gestione.
Ripeto, se tuo figlio ruba e si buca ci sono le comunità, altrimenti rischi, piano piano, di adagiarti e di “normalizzare” la situazione: “Oggi è tornato che non era troppo stonato…”, “Domenica abbiamo passato una bella giornata insieme…”, “Ieri mi ha sorriso e mi ha dato un bacio…”; e così vai avanti giorno dopo giorno.
Il tempo passa velocemente e con la maggiore età tutto si complicherà terribilmente: sono anni brevi ma terribilmente importanti, su cui le istituzioni dovrebbero concentrarsi con particolare attenzione.
Grazie per averci permesso questo sfogo e scusate se, contro ogni nostra abitudine, non ci firmiamo, ma vorremmo evitare che il nostro ragazzo fosse ulteriormente etichettato e giudicato negativamente. —
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