La pioggia “affoga” quella che era un’ottima annata
In appena sei mesi è caduta la stessa quantità d’acqua di tutto lo scorso anno. Vigne a rischio per lo sviluppo del fungo della peronospora
L’ANALISI
SCANDIANO. La stagione vitivinicola 2018 aveva tutti i presupposti per essere un’annata da record. I traguardi attesi per la viticoltura reggiana hanno però dovuto fare i conti fin dall’inizio della stagione con l’ininterrotto susseguirsi di avversità climatiche che ancora oggi non concedono tregua e mettono in serio pericolo l’entità della produzione. Un’annata tutta in salita non solo a causa delle recenti grandinate, che in certe aree, per fortuna al momento piuttosto circoscritte, hanno distrutto buona parte della produzione, ma soprattutto in conseguenza delle piogge nella loro frequenza ed intensità. Paradossalmente lo scorso anno ci siamo trovati ad affrontare problemi di siccità e modesta nutrizione idrica a disposizione dei vigneti. Oggi la situazione è esattamente contraria visto che nei primi sei mesi dell’anno in certe aree è già piovuto quasi quanto nell’intero 2017 e comunque oltre il 50% della pioggia che mediamente cade nel reggiano in una stagione normale. Il problema per la viticoltura non sta certo nella quantità, che è la benvenuta, quanto piuttosto nell’intensità e nella frequenza. Questo in relazione al pericolo di sviluppo di malattie funginee, peronospora in particolare che è la principale avversità della vite, che trova condizioni favorevoli al suo sviluppo proprio in presenza di piogge. Il fatto che nel mese di maggio sia mediamente piovuto un giorno si ed un giorno no, e nel mese di giugno un giorno ogni tre, la dice lunga circa le problematiche oggi evidenti in campo conseguenti proprio a questa eccezionale frequenza. Gli agricoltori si sono trovati costretti ad attuare le più scrupolose e severe pratiche agronomiche volte a contrastare la malattia peraltro assecondando al meglio i disciplinari di lotta integrata obbligatoria e volta all’ottenimento di produzioni salubri e nel massimo rispetto dell’ambiente. La conseguenza ovviamente è stata una maggiore presenza in campo e maggiori costi di produzione con risultati che, in funzione dell’intensità delle piogge, non sempre sono stati completamente risolutivi. Nella maggioranza dei vigneti, nonostante la diligenza dei viticoltori, sono bene evidenti i sintoni degli attacchi della peronospora che quando colpisce i grappoli, e sui lambruschi quest’anno la cosa non è rara, può determinare una forte perdita di produzione pur senza compromettere la qualità del prodotto. Sta di fatto che se ad inizio stagione stavamo tutti esultando per una annata che si preannunciava con produzioni da record, che nella nostra provincia avrebbero potuto superare anche i 2milioni di quintali di uva, oggi le cose sono fortemente ridimensionate.
Allo stesso modo se le premesse di una produzione abbondante stavano giocando a favore di un diminuzione del valore del nostro vino oggi le quotazioni, alla luce di tutte le problematiche produttive dovute ad un andamento climatico particolarmente avverso, dovranno essere rivedute al rialzo visto che a settembre - i produttori sottolineano che alla vendemmia ci si deve ancora arrivare - il Lambrusco non scorrerà di certo a fiumi. —
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