Gazzetta di Reggio

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«Beni sequestrati, Comuni attrezzatevi»

Ambra Prati
«Beni sequestrati, Comuni attrezzatevi»

La docente Stefania Pellegrini: «Boom di immobili bloccati: da 90 a 200. Presto l’Anbsc li metterà a disposizione»

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REGGIO EMILIA

«Negli ultimi tre anni, dal 2015 al 2018, a seguito del maxiprocesso contro la ’ndrangheta Aemilia, si è verificato un aumento esponenziale di misure di prevenzione: solo gli immobili sequestrati sono passati, nella nostra Regione, da 90 a 200. Nel giro di un anno saranno a disposizione parecchi beni: gli enti locali si attrezzino e approfittino di questa occasione unica».

L’esortazione arriva da Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna, dove dirige il master di secondo livello in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscate alle mafie Pio la Torre”.

I suoi studenti sono stati tra i primi a mappare lo stato dell’arte della restituzione alla società della ricchezza della ’ndrangheta, con il sito www.mafieeantimafia.it.

Unico strumento insieme all’Anbsc, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.



La banca nazionale dell’Anbsc, aggiornata al 27 giugno 2018, parla di 93 beni immobili in gestione in Emilia-Romagna, destinati 13.

Peccato però che, quando si tenta di cliccare sulla singola provincia, Reggio Emilia neppure è contemplata.

Le società sono poi suddivise per tipologia (ad esempio alberghi, ristoranti, immobiliari ecc), ma non per localizzazione geografica. Senza contare che, sui beni immobili, l’Anbsc riporta le particelle catastali, che possono essere diverse per il medesimo edificio. Una consultazione tutt’altro che agevole per i profani; del resto l’Anbsc è consultabile appieno solo da amministrazioni o enti istituzionali.

La mappa degli studenti bolognesi (aggiornata a dicembre 2017), non fornisce ulteriori lumi: Reggio Emilia è fanalino di coda con nove immobili, su un totale regionale di 119 immobili.

Di questi solo 15 sono in fase di riutilizzo, 22 quelli destinati (il bene è entrato nel patrimonio dell’ente locale ma non è davvero utilizzato), 77 i beni in gestione (non ancora pronti).



«Ci occupiamo solo di confische definitive, il che esclude i sequestri di Aemilia – prosegue Pellegrini – E ci focalizziamo sui beni immobili perché le aziende sequestrate, non più competitive, difficilmente continuano a sopravvivere».

Questo non toglie che il “grosso” dei beni confiscati in via definitiva sarà a disposizione in tempi brevi e troverà impreparati i Comuni reggiani, che non hanno una tradizione in questo senso.

«È il pubblico che richiede i beni all’Anbsc, per affidarli a terzi per fini sociali o trattenerli per fini istituzionali. Immobili preziosi: ville con piscina o complessi recenti che necessitano di piccole migliorie».

Osserviamo che le casse degli enti locali sono vuote. «Esistono bandi appositi – conclude Pellegrini – Un esempio: una settimana fa è stata inaugurata Villa Celestina a Bologna, un rudere ristrutturato per 3 milioni di euro, cifra impensabile per il municipio, che ha partecipato a un bando del ministero delle Infrastrutture sui beni confiscati. I Comuni devono informarsi sui fondi regionali e nazionali, magari rivolgendosi all’Agenzia per un consulto». —



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