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processo al via 

«Legittime le puntate di poker online a Reggio se la licenza è a Malta»

Ambra Prati
«Legittime le puntate di poker online a Reggio se la licenza è a Malta»

Raffaele Sglavo, ex titolare di un PokerStars in Largo Gerra,  accusato di esercizio abusivo di attività di gioco. Il difensore  si appella alla legge europea

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REGGIO EMILIA

Fino a tre anni fa gestiva una sala di scommesse di poker online in Largo Gerra. Ora Raffaele Sglavo, 46enne reggiano, è finito alla sbarra per esercizio abusivo di attività di gioco o scommessa. La prima udienza del processo, ieri in tribunale, ha però riservato sorprese.

La vicenda reggiana parte nel 2015, quando l’ex titolare, durante alcuni controlli delle forze dell’ordine, si sente dire che l’attività è priva della licenza necessaria per il gioco d’azzardo. Per queste problematiche, poco dopo, la sala viene chiusa dallo stesso gestore, che però non evita di finire alla sbarra in base all’articolo 4 bis del Decreto Legge 401 dell’89.

Si tratta della normativa, nota come “Totonero”, che ha dato una stretta al settore del gioco e delle scommesse clandestine, prevedendo pene severe (da sei mesi a sei anni) per chi raccoglie puntate senza concessione.

Peccato che la sala reggiana facesse parte del circuito PokerStars, la poker room online che tramite una piattaforma informatica consente a utenti di giocare alle principali varianti di poker, tra cui il Texas Hold’em, in modalità torneo o cash (ma i soldi veri la fanno da padrone). La storia di PokerStars, multinazionale nata nel 2001 in America (ma con sede in Costa Rica) per iniziativa della famiglia israeliana Scheinberg, di per sé non sfigurerebbe come trama di un romanzo. Qui basti dire che la compagnia, dopo qualche problema con l’Fbi, è diventato un monopolista mondiale, che oggi opera distinguendo tra i circuiti internazionali e nazionali: a livello internazionale opera PokersStars.com, a livello nazionale operano siti con licenze strettamente limitate al Paese in questione.

Tornando all’imputato Sglavo, ieri l’avvocato difensore Nino Ruffini ha confutato l’accusa sulla base di due argomentazioni giuridiche: «L’attività reggiana non era un centro scommesse, bensì un semplice centro di trasmissione dati: attraverso il sistema operativo, le puntate dei giocatori effettuate a Reggio venivano trasmesse alla società capofila con sede a Malta». Perciò, secondo il legale, non solo non si configura la fattispecie di reato, ma «la normativa di riferimento è quella europea, con la quale la società estera è in regola». «La questione è più complessa del previsto», ha detto il giudice Stefano Catellani, che ha sospeso l’udienza e rinviato la discussione al 12 novembre prossimo. —



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