Gazzetta di Reggio

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ALBINEA 

Rubano gli alimentari negli asili nei guai 4 dipendenti pubblici

Adriano Arati/
Rubano gli alimentari negli asili nei guai 4 dipendenti pubblici

Gestivano le mense del Frassino e dell’Aquilone. Denunciati per truffa e peculato Per 4 anni hanno fatto sparire cibo e frutta. Ordini “gonfiati” anche sul vestiario

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Per quattro anni hanno sottratto cibo e usato in maniera discutibile i soldi a disposizione per la mensa degli asili comunali. Quattro dipendenti del Comune sono stati denunciati dai carabinieri di Albinea con l’accusa di peculato e truffa, al termine di un’indagine iniziata a maggio con la presentazione di un esposto da parte del sindaco Nico Giberti.



Le quattro persone sono addette alla mensa dell’asilo Il Frassino e dell’asilo nido Aquilone di via Malaguzzi, nel capoluogo. Il lavoro dei militari ha fatto emergere una lunga serie di atti illeciti, portati avanti almeno dal 2014, contestati nel pomeriggio di lunedì ai quattro indagati. Le persone coinvolte in questo momento non sono al lavoro (nel periodo estivo vi è solo un servizio-pasti esterno affidato a un’impresa terza), la loro posizione disciplinare verrà valutata nei prossimi giorni.



L’esposto del sindaco parlava di ammanchi di cibo e di una gestione poco limpida dei fondi assegnati per le esigenze delle mense. Le investigazioni hanno permesso di ampliare ulteriormente la questione: i quattro avevano la disponibilità dei prodotti alimentari della struttura e li hanno gestiti a modo loro.



Negli anni sono spariti pasti già confezionati già inseriti nella lista dei pranzi destinati ai bambini, oltre a buone quantità di frutta di stagione. Il tutto inserendo i prodotti all’interno di un ordine complessivo in cui l’ammanco veniva “spalmato” e diventava di difficile individuazione. Le forniture irregolari riguardavano anche cibi a lunga conservazione, in particolare formaggi e punte di Parmigiano Reggiano. Al momento di compilare gli ordini di acquisto, venivano inseriti quantitativi superiori a quelli realmente necessari, ed il resto del formaggio veniva poi spartito fra i complici.



Le manovre – si è scoperto con l’avanzare delle indagini – non riguardavano solo il cibo ma si allargavano anche ai vestiti e a uscite dal luogo di lavoro non autorizzate, effettuate senza timbrare il cartellino. Per i vestiti, lo schema era lo stesso del Parmigiano Reggiano. I quattro avevano in dotazione il contante per acquistare abiti da lavoro e pagarlo direttamente ai fornitori. Grazie ad ordini superiori al necessari o ad ordinazioni ad hoc, non legate alle esigenze contingenti, riuscivano ad accumulare abiti extra che poi usavano a casa o destinavano altrove. A chiudere il quadro, le assenze irregolari. Il quartetto, sfruttando la possibilità di agire autonomamente in uno spazio con pochi controlli, si è a lungo coperto le spalle a vicenda per uscite anticipate o non autorizzate.



Le uscite avvenivano senza timbrare il cartellino, quindi senza lasciare traccia digitale nei vari registri usati dal Comune, sempre grazie alla complicità reciproca. Un elenco piuttosto lungo che conferma come ormai il quartetto avesse preso possesso del sistema e lo sfruttasse per fare la spesa gratis e per gestire con comodità impegni e tempistiche.

Con il passare del tempo, però, gli ammanchi sono diventati troppi e troppo evidenti. Diverse persone hanno iniziato a segnalare che qualcosa di poco chiaro si muovesse attorno all’asilo.

Da lì si è arrivati all’esposto presentato in caserma dal sindaco, e poi al lavoro dei carabinieri, che ha allargato ulteriormente il panorama. —



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