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Una proposta per usare i beni confiscati alla criminalità

Una proposta per usare i beni confiscati alla criminalità

L’ha presentata, in un ordine del giorno, Cristina Saccani di Brescello Riparte Per la capogruppo d’opposizione, dovranno avere finalità sociali e abitative

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BRESCELLO. La capogruppo di minoranza Maria Cristina Saccani riparte della legalità. La leader della lista Brescello Riparte, sostenuta dal Pd nella tornata di comunali del 10 giugno scorso, presenta un ordine del giorno che contiene una proposta per riutilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata.

scelte partecipate. Il primo passo che, secondo Saccani, sindaco e giunta dovranno compiere «per farsi trovare pronti» quando andranno a conclusione i processi in corso contro la ’ndrangheta e quando «verosimilmente – scrive nell’ordine del giorno – il patrimonio sottratto al sodalizio criminale aumenterà in maniera considerevole», sarà quello «di avviare un percorso partecipato di elaborazione di proposte per il riutilizzo del patrimonio che diventerà disponibile sul territorio comunale». Secondo la capogruppo è necessario coinvolgere Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna «ateneo presso cui dirige il master di secondo livello in Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscate alle mafie Pio la Torre»; coinvolgere tutti i gruppi consiliari e i cittadini «attraverso appositi momenti di informazione sulla quantità e qualità del patrimonio potenzialmente disponibile, e poi di confronto sulla definizione della destinazione d’uso e della gestione ordinaria una volta passato nella disponibilità pubblica».

cosa fare dei beni confiscati. Di idee sull’uso delle future possibili acquisizioni, il gruppo Brescello Riparte ne indica alcune, contenute per altro nel programma elettorale: «Le confische – prosegue l’ordine del giorno – secondo noi potranno avere finalità sociali e aggregative: spazi per le associazioni e per il protagonismo dei giovani o residenziali per andare incontro alle tensioni abitative dovute a situazioni di estrema povertà o disagio economico».

in campo le fondazioni. Vengono indicate anche le fonti economiche dalle quali attingere in caso di necessità di trasformazioni edilizie: «Monitorando ogni possibile fonte di finanziamento che bandi pubblici o soggetti privati quali le fondazioni possano offrire per finanziare eventuali lavori di recupero, valorizzazione e allestimento degli immobili che saranno oggetto di confisca». «Il riutilizzo a fini sociali del patrimonio confiscato alla criminalità organizzata – conclude Saccani – rappresenta un’azione qualificante sotto più punti di vista: da un lato per la valorizzazione di immobili che possono rispondere a precise e oggettive esigenze della comunità; dall’altro per il significato altamente simbolico del messaggio che si trasmette ai cittadini il cui senso è appunto la vittoria dello Stato sulla criminalità, l’affermarsi della legalità sulla delinquenza». —

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