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Nasconde la cocaina nella stufa condannato un carpentiere

T.S.
Nasconde la cocaina nella stufa condannato un carpentiere

Da tempo i carabinieri erano sulle sue tracce ritenendolo un pusher insospettabile che operava sotto traccia in area montana e pedemontana 

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CORREGGIO. Da giorni i carabinieri di Castelnovo Monti erano sulle tracce di uno spacciatore che stava smerciando droga nell’area montana e pedemontana.

E l’altra sera si sono decisi a bussare – a Correggio – alla porta del carpentiere 35enne Nicola Frongia per poi perquisirne l’abitazione.

STUFA CON DROGA. E da una stufa sono spuntati 20 grammi di cocaina, già suddivisi in dosi pronte ad essere immesse sul mercato. Ma non è finita qui, perché i militari hanno trovato anche due bilancini di precisione necessari per la grammatura della cocaina. Sul telefonino del 35enne sono stati individuati dei messaggi – inviati dagli acquirenti – ritenuti piuttosto eloquenti. Un “quadro” che ha portato all’arresto di Frongia per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – il carpentieri si è difeso davanti al giudice Chiara Alberti, dicendo che quella “polvere bianca” l’aveva comprata per uso personale. Una volta convalidato l’arresto e disposto l’obbligo di firma per l’imputato, il processo si è avviato verso la sentenza, perché l’avvocato difensore Vittorio Lauro Spagni ha puntato sul rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) per poi “aggredire” l’accusa: «Siamo di fronte ad un incensurato, con un lavoro ed una casa – entra nel merito il legale – che ha detto di aver comprato la sostanza per uso personale, quindi il fatto non costituisce reato. Ma non siamo certi che si tratti di cocaina, perché manca una perizia e i messaggi sono generici, non sintomatici di un’attività di spaccio». Poi Spagni prende in considerazione, in subordine, il caso che il 35enne venga ritenuto responsabile, rimarcando come «si tratti di lieve quantità e Frongia ha diritto al minimo della pena». Il pm Claudio Santangelo ha chiesto 8 mesi di reclusione e 900 euro di multa.

LA SENTENZA. Dalla camera di consiglio il giudice Alberti uscirà con una condanna più soft: 4 mesi di reclusine (pena sospesa e non menzione) ed 800 euro di multa. Immediata la scarcerazione dell’imputato. —

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