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Pugni contro il barista per rapinarlo aggressore condannato a 5 anni e 4 mesi

C.O.
Pugni contro il barista per rapinarlo aggressore condannato a 5 anni e 4 mesi

Marcelo Cardozo, 20 anni, pestò a sangue il titolare del bar Tazza d’oro. Il complice andrà a processo in settembre

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sant’ilario. Per commettere la rapina, in piena notte, lo aggredirono spaccandogli a pugni la mascella e l’orbita dell’occhio destro, procurandogli una ferita suturata con 27 punti. Poi strapparono il registrato di cassa con dentro pochi spiccioli e fuggirono. Evidentemente inconsapevoli di essere stati ripresi da una telecamera di sorveglianza.

LA RAPINA. Erano le 2.30 dell’11 novembre dell’anno scorso: una notte di sangue, in piazza della Repubblica, a Sant’Ilario. Il titolare del bar Tazza d’oro, Raffaele Bertani, 38 anni, vittima della rapina (assistito dall’avvocato Gianluca Tirelli), ebbe la forza di chiamare i carabinieri e le indagini partirono. Proprio dai filmati della videosorveglianza si arrivò all’identificazione dei rapinatori. Nei primi giorni di febbraio finirono in manette Marcelo Sebastiano Cardozo, 20 anni, uruguaiano d’origine, residente a Bibbiano e il complice Mattia Palloni, 28 anni, nato in Valsamoggia, nel Bolognese, residente a Vignola (Modena).

LA CONDANNA. L’ultimo atto di un’indagine portata a conclusione a tambur battente è andato in scena ieri in un aula del tribunale di Reggio Emilia, all’udienza preliminare davanti al giudice Cristina Beretti. Cardozo, assistito dall’avvocatessa Gisella Mesoraca, è stato condannato con il rito abbreviato a 5 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento alla parte civile di una provvisionale di 20.000 euro (il pm Berardi aveva chiesto 5 anni e 6 mesi). Palloni (difeso dall’avvocato Alessandro Verona), che per la seconda volta non si è presentato davanti ai giudici, è stato rinviato a giudizio con il rito ordinario. Comparirà davanti al tribunale il 19 settembre prossimo.

INGANNI E VIOLENZA. Quella della rapina al bar Tazzo d’oro fu una notte di inganni e violenza. Bertani, il titolare del bar, dopo la chiusura si incontrò con una ragazza sentita poco prima per telefono. I due decisero di bere qualcosa assieme, si incontrarono davanti alla Tazza d’oro e Bertani decise di riapre il bar. Non sapeva di essere appena caduto in una trappola: la ragazza con la quale doveva trascorrere qualche ora era l’“esca”: una complice della banda. Raffaele non aveva nemmeno finito di abbassare la serranda. Sentì bussare con forza. La rialzò per capire chi fosse e venne travolto da un energumeno, che lo prese a calci e pugni e lo stese. Due uomini entrarono nel locale, rovistarono, videro il registratore di cassa, lo strattonarono fino a far cedere i collegamenti elettrici e fuggirono via.

Tutti e tre, due uomini e la ragazza. Un’altra persona, Greta Ferretti, 21 anni, attendeva in auto: era il palo. Quando gli amici salirono in auto, mise in moto e partì.

LE DUE DONNE. Che fine hanno fatto le due donne che non sono comparse ieri all’udienza preliminare? La prima, “l’esca”, è minorenne (ha 17 anni) e la sua posizione è ancora al vaglio della Procura dei minori di Bologna. Gli atti a carico della seconda sono invece tornati in Procura a Reggio Emilia a causa di un errore di notifica.

«La nostra intenzione – spiega l’avvocato difensore di Cardozo – è quella di fare appello contro la sentenza. Ma prima dovremo leggere le motivazioni, che saranno depositate entro 45 giorni». Gisella Mesoraca, nel corso dell’udienza, ha sollevato dubbi sulle procedure di identificazione degli imputati da parte degli investigatori, fino a chiedere la nullità degli atti di indagini.

Secondo l’avvocato di parte civile, invece, l’impianto accusatorio è solido. —

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