Vendite in aumento ma Reggio è nel limbo
Il mercato immobiliare trascinato dalle città del Nord Noi però paghiamo lo scotto di non essere “turistici”
REGGIO EMILIA. Chi deve comprare la casa ha ancora il coltello dalla parte del manico e può scegliere fra una pluralità di soluzioni allettanti e qualche vera occasione.
Viceversa, chi ha bisogno di liquidare un immobile in tempi brevi deve rassegnarsi a incassare una cifra sensibilmente inferiore alle quotazioni di dieci o quindici anni fa. Molti proprietari, negli ultimi anni, erano dissuasi proprio dal livello dei prezzi, abbassati da un’offerta decisamente superiore alla domanda.
LA TENDENZA. Ora, però, tendono ad arrendersi all’evidenza di un mercato dal quale sono sempre assenti gli investitori, che in passato lo vivacizzavano ritenendo conveniente destinare una parte consistente dei propri risparmi all’acquisto di appartamenti e negozi da dare in affitto. Perciò accettano sempre più spesso le proposte degli acquirenti. L’inversione di tendenza è avvenuta nel 2014, quando le compravendite erano crollate, in Italia, a 389mila dopo avere toccato l’acme (869mila) nel 2006.
Poi la curva ha ricominciato a salire e l’anno scorso si è arrivati a 542mila passaggi di proprietà. Tuttavia i prezzi sono rimasti sostanzialmente stabili: meno 0,3% nel 2017 e più 0,1% nell'ultimo quadrimestre rispetto allo stesso periodo del 2016. È così in tutta l’Italia e la nostra città non fa eccezione. Lo attesta Il Sole 24 Ore di lunedì dopo avere rielaborato i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare con cui l’Agenzia delle entrate contabilizza i contratti anno per anno e provincia per provincia.
Nella media. Quella di Reggio rientra perfettamente nella media per quanto riguarda il numero delle compravendite, che sono 90 ogni centomila abitanti come nell'insieme del territorio italiano. È, però, al di sotto se si considera la variazione fra il 2017 e il 2018, avendone rilevata una crescita dell’1,4%, assai inferiore all’incremento medio del 4,9%. Qui, come nel resto del paese, le aree urbane sono assai più appetite. I piccoli negozi sono i più penalizzati e i capannoni industriali risentono ancora della crisi, mentre aumenta l’interesse per gli immobili residenziali.
Nel limbo. Il Sole 24 Ore, commentando la temperatura misurata dal termometro del mattone, sottolinea che le compravendite sono trascinate all’insù soprattutto dalle città del Nord e dalle località turistiche. Reggio, provincia settentrionale ma turisticamente depressa, rimane in una sorta di limbo. Appare più dinamica Parma, con 115 compravendite ogni 100mila abitanti, cresciute dell’8,6%.
Si difende abbastanza bene anche Modena (100 compravendite, più 3,6%) mentre Bologna ne registra 120, ma arretra dell’1,2%. Appartiene a Lucca il primato italiano dell’espansione del mercato immobiliare (più 15,5%), a Savona il record delle compravendite (159). Le punte più basse, invece, si rilevano nelle zone terremotate (Rieti (meno 7,3%, Macerata meno 5,1%) e nel Sud (a Nuoro 41 nuovi rogiti, a Frosinone 45)). In generale il mercato appare più sostenuto nelle grandi città, soprattutto in quelle con più di un milione di abitanti. —
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