Unicredit, la sfiducia dei risparmiatori
Una settantina di persone all’assemblea sui quasi due milioni di euro spariti dai conti della filiale. «Vogliamo chiarezza»
Delusione, sfiducia e voglia di chiarezza. Si sono respirate con forza durante l’incontro di mercoledì sera al centro sociale Insieme di Castelnovo Monti, incentrato sul presunto “ buco” da quasi due milioni di euro emerso alla filiale castelnovese di Unicredit. Un momento pubblico promosso da Federconsumatori e Adiconsum, due delle principali organizzazioni di difesa dei consumatori, emanazione rispettivamente della Cgil e della Cisl.
Il nodo è una vicenda dai contorni ancora molto vaghi, in attesa dei risultati delle indagini avviate dalla Procura reggiana e dai carabinieri, arrivata a tre anni dall’enorme truffa Ina-Assitalia: un buco da oltre 10 milioni di euro venuto a galla nel maggio 2015.
Una seconda mazzata, pur ancora da decifrare, che ha ferito profondamente la montagna reggiana e in particolare Castelnovo Monti. Anche perché i protagonisti, allora come oggi, sono persone originarie della zona che per decenni hanno lavorato in realtà storiche, con cui esisteva un profondo rapporto fiduciario. Oggi, invece, la fiducia sembra una chimera lontana e tanti interventi dal pubblico, decisamente rudi e sopra le righe, lo hanno ricordato.
A condurre la serata sono stati il vicepresidente della Federconsumatori reggiana Rino Soragni e il responsabile provinciale di Adiconsum Massimo Rancati. Al loro fianco le consulenti legali delle associazioni Angela Zannini, Katia Canali e Giovanni Zambonni. Ad ascoltarli, una settantina di persone fra diretti interessati, cittadini desiderosi di chiarezza su cosa accade in una delle principali banche del territorio, il sindaco castelnovese Enrico Bini, il consigliere comunale 5 Stelle Hassan Bahrami e il futuro candidato sindaco leghista Alessandro Davoli.
La prima necessità è quella di un quadro preciso, ma per questo ci vorrà tempo. Per ora vi sono le segnalazioni di alcuni risparmiatori su movimenti strani e ammanchi nei loro risparmi, non tanto nei conti correnti quanto in fondi ed investimenti: operazioni che solitamente richiedono anni e su cui i controlli degli utenti sono sicuramente meno frequenti rispetto a quelli che si possono fare su un conto corrente usato per stipendi e bollette.
Un altro tema è quello del Mifid, l’indice di sicurezza delle transazioni e delle posizioni di ciascun utente bancario; le manipolazioni al riguardo hanno spesso permesso truffe e movimentazioni quantomeno al limite. Su tutto, però, si torna alla sfiducia.
Negli ultimi tre anni l’Appennino presenta cicatrici pesanti, fra questo caso, Ina-Assitalia e la vertenza ancora in corso sui diamanti sopravvalutati e fatti acquistare dalle banche: un’altra vicenda che sta segnando il territorio reggiano, montagna compresa. Sia Federconsumatori che Adiconsum hanno ribadito la loro disponibilità a seguire eventuali singoli casi.
«Per prima cosa abbiamo voluto proporre questo incontro per cercare di fare chiarezza, per quanto possibile, ma è ovvio che ci sono tanti punti ancora da capire. A quel punto saremo a disposizione per le consulenze sui singoli casi. Adesso il consiglio è di chiedere materiali e documentazioni, mentre attendiamo lo sviluppo dell’inchiesta», riflette Soraggi.
Stessa lunghezza d’onda di Cangini e Rancati, presidente e responsabile locale Adiconsum Emilia Centrale: «Come associazione ci saremo anche questa volta». —
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