Gazzetta di Reggio

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Nave Diciotti, don Ciotti e ottentotti

Stefano Scansani
Nave Diciotti, don Ciotti e ottentotti

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani. Un “bastimento carico di” è un tradizionale gioco di parole che si può fare in casa in occasione di una festa. Occorre solo un fazzoletto che deve tenere in mano il capogioco.

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REGGIO EMILIA. Il capogioco è il ministrissimo Salvini. Il carico era di 67 africani. Il bastimento è l’incrociatore della guardia costiera italiana “Diciotti”, da non confondere con don Ciotti, tanto per rimanere nel canale di Sicilia e delle spiritosaggini italiane.

Il gioco giornaliero televisivo dei bastimenti che attraccano, non attraccano, attraccano, non attraccano, del ministrissimo che minaccia manette e l’invio delle guardie, è altresì drammatico al di là dell’umanità dolente, invadente e annegante (dipende dai punti di vista).

La furberia quotidiana di Salvini, bloccatore di porti e frenatore di navi, sta causando altri contraccolpi, interni inquietanti. E lui lo sa. Il leader della Lega quotidianamente ammaestra la sua opinione pubblica allo sberleffo e al capovolgimento delle regole. Lo fa con rigore e vigore, ma su Twitter, così è più facile.

Alla sentenza della Cassazione che bolla di razzismo chi dice agli immigrati “andate via”, il ministrissimo ha replicato con un faccino sorridente e tre sfregi: “andate via, andate via, andate via!!!”. Si tratta della conferma che il titolare degli Interni e vice presidente del Consiglio se ne frega della dell’organo supremo della giustizia.

È una conferma della necessità che l’organo supremo della giustizia dovrebbe riconoscere in Salvini un razzista triplo reo confesso.

Ma è un gioco. Un gioco di parole. Dunque il capogioco è sempre assolto e al servizio del consenso. Il chiasso diuturno intonato da Salvini, come se l’Italia fosse tutta un molo arrembato dai pirati berberi o da tribù di ottentotti.

Essi sono popoli dell’Africa meridionale, i khoekhoen, nome che si traduce in “veri uomini”, e che con le migrazioni mediterranee nulla c’entrano, ma mi servono per far rima. Rima con la nave Diciotti, la maglietta rossa umanitaria di don Ciotti e appunto gli ottentotti. Parole, cioè l’impianto demagogico del caporione leghista.

Che inganna la platea e le sue attese: da ministro degli Interni non può ordinare arresti, non deve invocare l’ammanettamento, non può rinviare a giudizio scafisti e mafiosi della tratta negriera, non ha l’autorità per essere il comandante in capo della guardia costiera, delle forze armate, non è delegato a fare e disfare accordi internazionali.

Perché Salvini non è la Magistratura, non è il ministro delle Infrastrutture, non è il ministro degli Esteri, non è presidente del Consiglio (ci fosse), non è il Parlamento. Non è il Capo dello Stato. Considerata la presa in giro, l’aggiramento dei ruoli istituzionali e la pochezza delle opposizioni, proprio il Capo dello Stato provvidenzialmente interviene quando il gioco si fa inaccettabile, diventa grottesco, vira verso una piega drammatica e senza via di uscita.

Anzi, di soluzione. Ci sarà una giornata mediatica nella quale, infatti, Salvini, bloccando al largo una nave potrebbe contare i morti o provocare indirettamente una reale rivolta a bordo, oppure giocare fuori da Twitter a “un bastimento carico di...” con Francia, Spagna, Malta, Tunisia o Libia, entrando in stallo.

Perché Salvini ci prova, il suo bicipite e il suo pettorale destro è al servizio di un elettorato percepito crescente. Ci prova, e porta a casa risultati sondaggistici esaltanti: più consensi, meno neri.

Capita allora di aver prova di tante traveggole quando i bagnanti nativi italiani convengono che in spiaggia i vucumprà sono spariti, spauriti dal ministrissimo. Il rischio è che se prima tanti nativi italiani non volevano sentirli – troppi, insistenti, abusivi – ora non vogliono vederli perché renderebbero esigua l’azione di Salvini.

STEFANO SCANSANI
s.scansani@gazzettadireggio.it

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